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Scheda del film
J. EDGAR
Trama
di Clint Eastwood, con Leonardo Di Caprio e Naomi Watts. Durante la sua vita, J. Edgar Hoover è diventato l’uomo più potente di tutti gli Stati Uniti d’America. A capo dell’ FBI per circa 50 anni fino alla data della sua morte nel 1972, non si è fermato davanti a nulla pur di proteggere il suo paese, restando in carica durante i mandati di ben 8 Presidenti e tre guerre.
Il giudizio
La critica:   12345
Il pubblico:   12345  (874 voti)
Il tuo voto
12345
Recensione
Eastwood racconta Hoover
"J. Edgar", biopic sul controverso capo dell'FBI
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Instancabile persecutore di criminali, gangster o estremisti politici. Ma anche maniaco del controllo, figura incline alla paranoia attorno alla quale si sono addensate ombre stridenti con la facciata pubblica, non da ultima quella di una nascosta omosessualità, intollerabile per colui che, per una vita intera, fino alla morte nel 1972, è stato a capo dell’FBI. J. Edgar Hoover ha attraversato la storia americana del secolo scorso, un uomo potente e ambiguo.  Con J. Edgar, Clint Eastwood porta ora sul grande schermo la vita di Hoover. Lo fa con un «biopic» vecchia maniera, che segue il suo personaggio dai primi anni del Novecento fino alla scomparsa. A dare corpo al controverso capo dell’FBI è Leonardo DiCaprio, che lo interpreta, lui 37.enne, dalla giovinezza sino all’età avanzata. C’è tutta la carriera di Hoover, dalla sua lotta dichiarata contro comunisti e radicali, iniziata sulla scia di attentati rivoluzionari negli anni Venti, alla caccia ai «nemici pubblici» come Dillinger, o a «sociopatici», come il responsabile del rapimento e dell’omicidio del figlio dell’aviatore Lindbergh. C’è l’opposizione di Hoover a Martin Luther King e ai movimenti per i diritti civili e i conflittuali rapporti con i Kennedy, soprattutto, nel film, con Robert. Ci sono, e in primo piano, i legami personali di Hoover, sia con la madre dalla schiacciante personalità (Judi Dench), sia con l’unica donna che abbia mai attirato le sue attenzioni e che dopo aver rifiutato di sposarlo diverrà la sua fidata segretaria personale (Naomi Watts), responsabile del suo archivio segreto. Centrale infine, nella sceneggiatura firmata da Dustin Lance Black (premiato con l’Oscar per Milk), la relazione con il suo vice Clyde Tolson (Armie Hammer). Ne viene fuori una figura che vive una dicotomia fra l’immagine pubblica e la sfera privata. Molto parlato e girato per lo più in interni, il film non nasconde nulla, ma paradossalmente, non riesce a risultare davvero avvincente pur avendo per le mani una vicenda tutta segreti e potere che si svolge uno dei periodi più caldo della storia degli Stati Uniti.

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