



Non tutti i blockbuster riescono col buco. Per un Avengers che funziona, il terzo e costosissimo Men in Black, nonostante abbia conquistato la testa del box office statunitense, non convince e nella seconda parte diventa persino noioso. MIB è una saga stravagante, di genere fantascientifico-commedia (con sottofondo sociale perché, in origine, gli alieni a cui gli uomini in nero governativi davano la caccia sottintendevano gli emigrati clandestini), ispirata ai fumetti e debitrice nel look ai Blues Brothers. Il primo capitolo delle avventure di questi agenti supersegreti a caccia di alieni, debuttò con grande successo nel 1997, ebbe un seguito meno fortunato nel 2002 e il terzo film arriva solo ora, sempre con lo stesso regista (Barry Sonnenfeld) e gli interpreti storici (il chiacchierone Will Smith e il laconico Tommy Lee Jones), ai quali si aggiunge Josh Brolin. Questa terza puntata ha sofferto di problemi realizzativi, una lunga gestazione e interruzione delle riprese, sceneggiatura più volte rimaneggiata e litigi sul set. La storia non brilla per originalità e propone un viaggio nel tempo per modificare il passato ed evitare conseguenze catastrofiche sul presente. Il passato da cambiare è quello degli anni ’70, oggi di moda in chiave comico-nostalgica, basti pensare a Dark Shadows (non a caso c’è un momento in cui su un video appare Tim Burton. Omaggio o sberleffo?). Ma il tuffo spazio-temporale è ormai diventato un giochino coniugabile all’infinito in mille declinazioni.
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