



Dai film di supereroi derivano grandi responsabilità di realizzare superincassi. Inutile lambiccarsi sul perché The Amazing Spider-Man faccia ripartire da zero la storia e le avventure dell’Uomo Ragno, di cui il regista Sam Raimi aveva portato al cinema una trilogia in tempi recenti (nel 2002, 2004 e 2007). Evidentemente la saga e il franchising collegato cominciavano a dare segni di stanchezza commerciale. Cancellato un quarto episodio con gli stessi autore (Raimi) e interprete (Tobey Maguire), Sony e Marvel hanno deciso di ricominciare tutto da capo con l’operazione che si chiama reboot. Nuovo il regista Marc Webb – noto per l’apprezzata commedia romantica (500) giorni insieme, che nel 2009 debuttò in Piazza al Festival di Locarno –, nuovo l’interprete, quell’Andrew Garfield fattosi notare in Leoni per agnelli di Robert Redford e soprattutto in The Social Network di David Fincher.
Si può rideclinare la figura del supereroe, cercare spunti poco sviluppati ma la storia è quella e un fumetto celebre e amatissimo che festeggia in questi mesi il suo primo mezzo secolo non può essere stravolto più di tanto senza perdere la propria identità e riconoscibilità. Al cinema si può allargare la cerchia degli spettatori, mescolando generi diversi. Si riavvia così una costosa saga pensata in più episodi, come attesta la scena inserita a metà dei titoli di coda, che annuncia il sequel in uscita nel 2013.
Peter Parker è uno studente quieto e mingherlino, malinconico non solo perché il bullo della scuola ce l’ha con lui ma soprattutto perché è orfano, cresciuto con gli zii (Martin Sheen e Sally Field) dopo la sparizione dei genitori quand’era bambino. I suoi ricordi infantili sono frammentari ma, ritrovando in casa una valigetta, scopre il nome di uno scienziato, il dottor Connors, già collaboratore del padre. Questa prima parte si avvicina al genere teen-movie, con i problemi di ogni adolescente legati all’identità, gli impegni scolastici, il primo amore (Emma Stone, compagna di scuola), certa insofferenza verso gli insegnamenti degli zii. Il racconto è introspettivo, romantico e narrativamente promette bene. Ma poi deve emergere la parte spettacolare, altrimenti che blockbuster sarebbe?