



Un paio d’anni fa Sylvester Stallone – messa insieme una squadra di divi di film d’azione ormai stagionati e con qualche acciacco – diresse e interpretò I Mercenari, con tante sparatorie e scazzottate, dalla trama labile ma capace di catturare i vecchi fan. L’esito fu soddisfacente: 275 milioni di dollari d’incasso. Ora Stallone ritorna, insieme alla sua mezza sporca dozzina pronta a tutto, con I Mercenari 2.
Lasciata la regia a Simon West (l’autore di Con Air), Sly si limita, si fa per dire, ad essere protagonista, co-sceneggiatore e produttore. Rimaneggiato il cast, stavolta è della partita qualche altro action hero del cinema anni ’70-’90. Come Jean-Claude Van Damme, il cattivo della storia, Vilain di nome e di fatto. O come Chuck Norris, che prende in giro il mitico Texas Ranger e fa il suo ingresso sulle note di Morricone de Il buono, il brutto e il cattivo. Riconfermati invece il vice Jason Statham, Jet Li, Dolph Lundgren, Terry Crews, Randy Couture e le guest star Bruce Willis e Arnold Schwarzenegger. Due le new entry anomale. L’attrice cinese Yu Nan (nel cinema d’azione contemporaneo le donne sono guerriere) e l’emergente Liam Hemsworth (The Hunger Games), affettuosamente chiamato dagli altri Billy the Kid.
Il film in sé è comunque una sequela di missioni vecchio stampo che sfidano la logica e ignorano la tecnologia. Ma sono i riferimenti metacinematografici alla carriera di ognuno e i rimandi sottotraccia a fare la differenza per chi ha amato Rambo, Rocky, Terminator, il poliziotto John McClane di Die Hard e tutto un immaginario d’azione che comunque deve moltissimo alla lezione degli 007, anche se quel mix di esagerazione, leggerezza ed eleganza resta irraggiungibile.