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Scheda del film
VITE RUBATE
Trama
DER VERDINGBUB di Markus Imboden, con Max Hubacher e Lisa Brand. Svizzera, 1955. L'orfano Max viene mandato a servizio come garzone presso una famiglia di contadini. I genitori affidatari lo trattano come un animale da lavoro e il loro figlio si diverte ad umiliarlo. L'unica sua gioia è la fisarmonica. Ma quando la nuova maestra cerca di aiutarlo, la situazione peggiora...
Il giudizio
La critica:   12345
Il pubblico:   12345  (755 voti)
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Recensione
La pagina nera dell'affido
La racconta il film di Imboden Vite rubate
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Spesso i film svizzeri di successo non arrivano nelle sale  ticinesi. È perciò da salutare con soddisfazione l'uscita di Der Verdingbub (Vite rubate) del regista Markus Imboden. La pellicola, ha fatto la sua figura in marzo ai Quarzi (sei candidature e due premi: al giovane protagonista Max Hubacher e a Stefan Kurt come migliore non protagonista) e soprattutto porta alla luce con una fiction emozionale una pagina oscura e a lungo «insabbiata» della storia svizzera. Il tema tratta, in forma di dramma sociale, il destino di orfani o figli di genitori separati che venivano dati - dall'800 e fino alla metà del secolo scorso - a famiglie contadine affidatarie. In cambio di vitto e alloggio, a volte pessimi, venivano usati come manovalanza nelle campagne. Un vero sfruttamento in contesti famigliari a loro volta poveri economicamente e moralmente. Il tutto con il tacito consenso delle autorità locali. La cultura dell'epoca era spesso indifferente ai diritti dell'infanzia e questo in varie parti del mondo. Der Verdingbub, che nelle scene iniziali nel sottofinale mostra il passaggio di una piccola bara, racconta della fattoria dei Bösinger, gente che lavora duro e non ha tempo per i sentimenti. Lì arrivano l'adolescente Max (Max Hubacher) e la dodicenne Berteli, strappata alla madre divorziata. Dal servizio militare torna il figlio, che mette subito gli occhi su Berteli. E arriva in paese la nuova maestra, giovane e piena di buone intenzioni. Intanto, per Max e Berteli la vita è sempre più dura e a niente servono i tentativi della maestra di protestare con il sindaco e il pastore perché la loro situazione migliori. Una cappa di omertà, di perbenismo di facciata, di cattiva coscienza plana su tutto. Max, che suona benissimo la fisarmonica, e Berteli, sognano di fuggire in Argentina, terra promessa di vita migliore. Ma la situazione precipita. La maestra è licenziata e Berteli, incinta del figlio del padrone, muore di aborto. Soltanto Max riesce a fuggire e a realizzare il suo sogno. Molto coinvolgente, anche se la sceneggiatura non è  perfettamente controllata, il film mette in scena una società con atmosfere degne dei romanzi di Dickens.

Marisa Marzelli
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