



È una delle serie spionistico-d'azione più gettonate dell'ultimo decennio, che è riuscita a fidelizzare gli spettatori alle avventure del super agente segreto creato dai romanzi di Robert Ludlum. Jason Bourne, assassino al soldo di agenzie governative deviate che proprio contro di esse sfoga tutta la sua rabbia e il suo talento nei tre precedenti episodi della serie, perché bruciato, braccato e tagliato fuori come scomoda prova vivente dei loro maneggi. Stessa cornice anche nel quarto episodio, The Bourne Legacy,firmato da Tony Gilroy, ma cambia il protagonista. Stavolta al centro dell'attenzione non c'è Matt Damon bensì un suo epigono, l'agente Aaron Cross, cui dà volto e grinta psicotica l'azzeccata new entry Jeremy Renner (The Hurtlocker, The Avengers). Anche Cross è un super assassino e non è il solo. Super più che mai, visto che il film, pur rimanendo d’ambientazioniecontemporanee, si avvicina più che gli altri film a territori di fanta-thriller. Cross e gli altri sono infatti il risultato di un programma speciale che ha creato una razza di super spie per missioni sporche, potenziandone fisico e mente grazie a droghe sperimentali. Alla fine tutto torna, se è vero come alcune fonti affermano, che la stessa parola assassino viene da hashish. Qui però non siamo ai tempi delle crociate ma ai giorni nostri e le sostanze che rendono Cross e quelli come lui delle macchine di morte sono sintetizzate in moderni laboratori. Qui lavora la dottoressa interpretata da Rachel Weisz che si ritroverà sulla linea del fuoco quando la fantomatica agenzia che gestisce le super spie cerca di fare fuori tutte le prove del suo operato prima che arrivino ai media. Più facile a dirsi che a farsi, visto che Cross non ci sta ad essere eliminato.