



Mike sogna di fare l’imprenditore, e di diventare un designer e produttore di mobili. Per sbarcare il lunario però, lavora di giorno come operaio. E soprattutto, di notte, è l’attrazione venerata dal pubblico femminile di un locale di spogliarelli maschili, con il nome d’arte di Magic Mike.
Nelle sue ultime produzioni, il regista Steven Soderbergh si sta divertendo a capovolgere gli stereotipi dei generi maschile e femminile. Se il precedente Haywire, con la lottatrice Gina Carano, vedeva come tostissima eroina una gentile donzella capace di sferrare calci-pugni-ginocchiate come una macchina della morte, questo ultimo Magic Mike, che ha avuto un’anteprima quest’estate al Festival del Film di Locarno, gioca e stravolge i canoni del maschile. Il protagonista è il palestrato e monoespressivo Channing Tatum (che era anche in Haywire, tra l’altro). Nel suo mondo ci sono il padrone del locale, Dallas (interpretato da Matthew McConaughey), Adam, un ragazzo che lo vede come un mentore e intraprende sotto la sua ala la professione di spogliarellista, un modo facile di portarsi a casa denaro e donne. E soprattutto la sorella di quest’ultimo, Brooke (Cody Horn), una bella ragazza tutta d’un pezzo che non vede molto bene l’attività del suo fratellino e di Mike, ma che naturalmete finirà per cadergli tra le braccia, portandolo pure a «rinsavire». Sì perché il tono è moralisticheggiante: meglio piantarla con questi modi di guadagnarsi da vivere e trovarsi alla fine un lavoro serio. È un Soderbergh in tono minore. Ma al botteghino internazionale il film sta andando bene (forza del pubblico femminile probabilmente). E può comunque contare sui marchi di fabbrica del regista di Traffic e della serie Ocean’s: confezione di lusso, gran ritmo di immagini e di musica.