



Lo scrittore svizzero Friedrich Glauser (1896-1938) è noto soprattutto per i romanzi polizieschi di cui è protagonista il sergente Studer. Il 57.enne cineasta Christoph Kuhn si immerge nella vita di Glausercon la stessa convinzione con la quale ha affrontato altri personaggi permeati da un alone di mistero: dallo scrittore-viaggiatore Nicolas Bouvier all’attivista ecologista Bruno Manser. Kuhn rifugge però anche in questo caso da qualsiasi biografismo nel descrivere gli abissi esistenziali che si aprono sotto i piedi del piccolo Friedrich sin dalla sua tragica infanzia a Vienna. Insofferente nei confronti delle rigide regole della vita borghese, Glauser sarà tutto fuorché uno svizzero «normale»: legionario, dadaista e morfinomane, il suo unico collegamento con la realtà rimarranno i suoi romanzi che gli permetteranno, almeno a tratti, di vivere una vita al di sopra dei suoi mezzi.
La struttura narrativa del documentario si basa su due elementi forti che, da punti di vista diversi, getttano una luce inquietante sulla vita interiore dell’autore de Il regno di Matto. Da un lato, la lunga intervista con la sua compagna Berthe Bendel, l’infermiera che fuggì insieme a lui dall’ospedale psichiatrico dove Glauser passò diversi anni della sua breve vita per seguirlo a Nervi dove, nell’ultimo atto del suo magistrale fallimento, lo scrittore morì il giorno prima delle loro nozze. D’altro lato, la dimensione più oscura dell’esistenza di Glauser si materializza sullo schermo grazie ai disegni in bianco e nero dell’illustratore zurighese Hannes Binder, alcuni realizzati appositamente per il film, nei quali ricorre l’immagine delle grate alle finestre che bloccarono quasi sempre la sua disperata fuga verso un’utopica libertà.