



La sindrome di Peter Pan portata ai massimi livelli, in un film generazionale ed esilarante. Ted è tutto questo. E non c’erano dubbi (almeno per quanto riguarda l’ultima parte dell’asserzione), perché a firmarlo è Seth MacFarlane, il creatore delle serie animate dei Griffin. L’idea? Semplice. Si parte in atmosfera da favoletta natalizia. Siamo dalle parti di Boston negli anni ‘70. John, il classico ragazzino senza amici, esprime un desiderio. Vuole che l’orsacchiotto che ha appena ricevuto in dono diventi un amico vero, vivente, in peluche e ossa, per tutta la vita. E il desiderio si avvera. L’orso si anima e comincia a parlare. E da qui la favola diventa perfidamente corrosiva. Tanto per cominciare, dopo lo stupore iniziale di tutta la comunità anche l’orso vivente diventa una cosa scontata. Come a un ex bambino prodigio della tv i passanti chiedono l’autografo ma nessuno ci fa più caso. Stacco. Ora l’orso, che si chiama naturalmente Ted, e John sono cresciuti (il primo, in originale, è doppiato da MacFarlane, il secondo è interpretato da Marc Wahlberg, spassoso in questo ruolo). Sono sempre i migliori amici, tanto che vivono insieme condividendo un po’ di sballi, conquiste piccanti e soprattutto tutti i codici della generazione di trenta e quarantenni. A non essere troppo contenta della situazione è Lori (la splendida Mila Kunis). La ragazza di John vorrebbe che il suo ragazzo si staccasse, e non solo metoforicamente, dal suo orso. Da qui una serie di avventure che culmineranno nel sequestro di Ted da parte di uno psicopatico (un allucinato Giovanni Ribisi da morire dal ridere) e nel suo rocambolesco salvataggio.
L’umorismo qui non è per educande. Il tono è grottesco e politicamente scorretto. Ma la storia riesce a tratti a essere persino commovente.