



L’animazione è uno degli ambiti cinematografici più attivi di questi ultimi anni. Oltre a sfruttare magistralmente le più moderne tecniche di computer graphic, utilizza anche metodi più artigianali, quelli della stop motion, ossia dell’animazione fotogramma per fotogramma ottenuta muovendo millimetricamente pupazzi appositamente costruiti. Un esempio di quest’ultima tecnica è ParaNorman, seconda realizzazione in stop-motion 3D dello Studio Laika dopo l’intrigante e sinistro Coraline di qualche anno fa. Anche in ParaNorman, diretto da Chris Butler, pure autore della sceneggiatura insieme a Sam Fell, siamo, come lascia intuire il titolo, siamo in ambito di paranormale.
Bambini incompresi e anche tanti zombie e fantasmi, in questa commedia che si svolge nella cittadina di Blythe Hallow. Il piccolo Norman, l’eroe del film, ha un dono che gli rende la vita impossibile, quello di vedere e di poter parlare con i morti. Ovviamente a scuola tutti lo prendono in giro, il bulletto di turno lo vessa, persino a casa la sua vita non è facile: il padre, che pure gli vuole bene, non lo capisce, e per la sorella è un impaccio. Sarà però lui a salvare il paesino da un’invasione di zombie, risvegliati dalla maledizione di una strega uccisa trecento anni prima. È una divertente favola horror e sorretta dall’enorme lavoro artigianale di animatori e del team produttivo. Una favola con morale che ruota attorno all’accettazione di chi è diverso: Norman per cominciare, ma anche i mostri del film, strega compresa.