



Basta adattare un romanzo «maledetto» del XX secolo per realizzare un film «maledetto» del XXI secolo? On the Road di Walter Salles è la perfetta dimostrazione che, quasi sempre, l’equazione non funziona. Uno dei motivi di questo cocente fallimento riguarda la sproporzione tra i mezzi messi sul tappeto per portare a termine le due operazioni: la leggenda vuole che Jack Kerouac scrisse il suo manoscritto su un rotolo di carta igienica, mentre un lungometraggio, seppur non di standard hollywoodiano (questo è una coproduzione franco-brasiliana), costa pur sempre qualche milioncino di dollari. D’altra parte, però, ci si può chiedere se la scelta del regista dei Diari della motocicletta sia in questo caso risultata veramente azzeccata, tanto l’approccio di Salles appare lontano anni luce dalle atmosfere veicolate da quella che viene considerata la «bibbia» della Beat Generation. A fare difetto è in primo luogo il ritmo che fa sì che la narrazione si trascini in un limbo privo di mordente per quasi 2 ore e 20, senza che il regista e il suo sceneggiatore Jose Rivera si decidano se seguire il filo narrativo del romanzo oppure se staccarsene decisamente. Non migliora certo la situazione la composizione del cast. con i principali protagonisti obbligati ad interpretare ciascuno una coppia di personaggi che rappresentano le due facce della stessa medaglia. Non convincono né Garrett Hedlund (Dean Moriarty/Neal Cassidy), né Sam Riley (Sal Paradise/Jack Kerouac); poco valorizzati in parti secondarie Kirsten Dunst e Viggo Mortensen, l’unica che davvero sembra avere i numeri per comunicare un briciolo di quella (mal)sana voglia di trasgressione che caratterizzava l’epoca è Kristen «Twilight» Stewart nei panni di Marylou. Peccato, una grossa occasione mancata