



"Lo so che gli amanti di James Bond si sono spesso chiesti guardandomi nei suoi panni: “Ma perché non beve Martini, perché non alza il sopracciglio, perché non si sistema i polsini della camicia con quella puntigliosità e quello sguardo da gentlemen alla guerra, così come facevano gli altri?”. Io amo il Martini e le auto veloci come lui, ma la verità è che sono quei dettagli che devono essere inseriti nel contesto giusto, e ti devono venire quasi spontanei, ed è difficile farlo. Ci vuole il momento, oltre che il modo giusto. E in questo film in cui volevamo fare un omaggio, oltre che al personaggio, anche agli altri interpreti che ha avuto, come Roger, Pierce, Sean, ce l’abbiamo messa tutta per reintrodurre questi piccoli dettagli, in modo originale. Tuttavia devo ammettere che da sempre, l’unica mia ambizione, interpretando 007, è stata di entrare nel personaggio, riuscendo a diventare una sua “incarnazione”, non una copia di quanti mi avevano preceduto. Io non volevo imitare nessuno, dovevo essere James Bond a modo mio": parola di Daniel Craig, per la terza volta al cinema nei panni dell'agente segreto più famoso al mondo in Skyfall 007 di Sam Mendes. Un film che mette in luce la complessità del personaggio e anche il lato ironico di James Bond. Uno 007 che, stavolta ammaccato e malmesso, deve vedersela più che col cattivo di turno (Javier Bardem), proprio col mondo nuovo che avanza e per il quale lui stesso è un dinosauro. Ma la sua fine non è vicina, perché per affrontare le novità di una realtà sfumata, virtuale, che corre sulla rete e dove non si sa più chi è buono o cattivo, e per fermare un ex agente tradito dal MI 6 che ora giura vendetta, un conforto viene dalla buona e rassicurante vecchia maniera di risolvere i problemi: a muso duro, tra Instanbul, Londra e la Scozia che accoglierà la resa dei conti.