
Un affilato machete, un paio di occhiali scuri, un iPod. E soprattutto l’ultima copia della Bibbia rimasta sulla Terra. È questo il bagaglio di Denzel Washington, protagonista (e fra i produttori) di The Book of Eli, titolo tradotto con somma banalità in Codice: Genesi nella versione italiana. È il nuovo film di Albert ed Allen Hughes (From Hell) talentuosi fratelli alle prese stavolta con un film dalle ambientazioni post-atomiche. In un mondo che sembra quello del videogioco Fallout - macerie, umanità allo stremo, violenza imperante- Eli (Washington) ha una missione. Ha sentito una chiamata interiore e deve andare «a Ovest». Il suo carico è particolare: l’ultima Bibbia. Dopo la guerra - non meglio identificata ma dalle conseguenze devastanti - sono state tutte bruciate, perché forse nelle parole di quel libro si annidava la causa del conflitto. Eli è il custode dell’ultima copia, la trasporta, la protegge e se per non farsi fermare dovrà lasciarsi dietro una scia di sangue e cadaveri mutilati, così sia. Storia, trama, e personaggi sono molto «fumettosi». Le soluzioni visive continuamente sorprendenti e fantasiose in un mix di situazioni care ai b-movie: western apocalittico, arti marziali nelle terre desolate, Mad Max con vocazione mistica in chiave pulp. Il messaggio è ambiguo. Ma il film nel suo genere, anzi nei suoi generi, è un gioiellino
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