
Cinema vintage, operazione nostalgia o il ritorno della filosofia di Rocky Balboa. In qualsiasi modo lo si voglia classificare, il nuovo film scritto, diretto e interpretato da Sylvester Stallone – che giunto all'età della pensione risfodera i bicipiti – è una delle sue sfide impossibili. I Mercenari è un omaggio al vecchio action movie popolare, esagerato e quindi irrealistico, zeppo di sparatorie, inseguimenti ed esplosioni, con una trama-pretesto e personaggi appena sbozzati ma indistruttibili. In una parola, questo è il cinema come concetto di immaginario totalmente svincolato dalla realtà, fantasia per adulti (soprattutto maschi) che nel mondo degli eroi possono mettere piede solo pagando il biglietto. È anche un cinema che oggi non si fa più e di cui si sente (senza confessarlo) la mancanza. Ma ci vuole un distacco nel raccontare che può derivare solo dal citazionismo e dall'ironia. E se queste sono doti di un Tarantino o di un Rodriguez (sebbene Grindhouse non abbia avuto successo) stupisce che proprio il poco duttile Stallone abbia centrato il bersaglio, almeno in America. E in epoca di sdoganamento di un passato cinematografico bollato come trash, una riflessione sui pilastri popolari dell'immaginario cinematografico ci sta.
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