

Un film può nascere in molti modi: partendo dal titolo (è il caso dell’ultimo Woody Allen, Midnight in Paris), o dal finale, come è il caso di Les neiges du Kilimandjaro, diciassettesimo lungometraggio del regista marsigliese Robert Guédiguian. Un finale letterario che viene però trasposto nella realtà di oggi: quello del lungo poema Les pauvres gens nel quale il grande Victor Hugo (1802-1885) narra la storia di una povera famiglia di pescatori bretoni che si ritrovano con due figli in più da nutrire (loro ne hanno già cinque) dopo la morte della vicina. Un atto di bontà che il marito compie dopo lunghe riflessioni, pensando che la moglie non ne sappia nulla, quando invece la consorte l’ha già anticipato...
La premessa alla vicenda narrata, tutta contenuta nella sequenza iniziale del film, è purtroppo di stretta attualità: su un piazzale del porto, il sindacalista Michel (Jean-Pierre Darroussin) si appresta ad estrarre a sorte i nomi dei venti lavoratori «sacrificati» sull’altare della sopravvivenza dell’azienda per cui lavora. Si ritroverà lui stesso tra i licenziati, ma il cambiamento di status non lo sconvolge più di tanto: è vicino alla pensione, passa le giornate in spiaggia con i nipotini o a fare servizi ai figli e festeggia in allegria i trent’anni di matrimonio con l’amata Marie-Claire (Ariane Ascaride), insieme alla quale sta per realizzare un vecchio sogno: un viaggio in Tanzania (da cui il titolo del film), regalo di amici e parenti. A sconvolgere bruscamente questo tran-tran fin troppo piccolo borghese, che non piace troppo al vecchio proletario Michel, è un’esperienza traumatica: la coppia viene infatti aggredita, malmenata e derubata a casa propria da due loschi figuri incappucciati armati di pistole, che dimostrano di saperla lunga su quanto di più prezioso si trova in loco. Lo choc è violento, soprattutto per Michel, ma sarà proprio lui– per puro caso – a individuare uno degli aggressori e a denunciarlo alla polizia... Capace di mettere a nudo senza pietà le sempre più drastiche divisioni (sociali, economiche, generazionali, morali) che rendono oltremodov fragile la convivenza pacifica all’interno della nostra società, Guédiguian sa però anche disegnare personaggi commoventi e veri. Il suo film risulta così del tutto realistico ma una leggera patina fiabesca ne fa anche una profonda metafora dal sapore universale.
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