

Gli alieni ci attaccano. Ci polverizzano. Ci decimano e i sopravvissuti impavidi resistono. Ok, questo lo si è già visto in diecimila film. Un minimo di originalità però ce l’ha anche L’ora nera. Prima di tutto per le ambientazioni che sono quelle di Mosca, benché da cartolina tutta piazza rossa, Cremlino e night club pieni di belle figliole (almeno prima dell’invasione). Vero che a Mosca sono ambientati anche tantissimi film di spionaggio e anche quelli tratti dalla trilogia dei guardiani dello scrittore Sergej Luk’janenko, lo Stephen King russo, che hanno fatto conoscere la città come set. Ma è comunque poco sfruttata come unica ambientazione per i film occidentali. La seconda trovata decente sono proprio gli alieni, alieni invisibili, che piovono sulla terra a mo’ di luccicanti fiocchi di neve. Sono invisibili perché avvolti da scudi di energia che li rendono anche invulnerabili, dentro ai quali si annidano delle creature biomeccaniche venute a polverizzarci - letteralmente - e a saccheggiare il pianeta, come una classica orda di locuste (da Independence Day gli esempi si sprecano). Tant’è.
Per il resto, quello diretto da Chris Gorak, è il classico «survival movie», con un buoni spunti visivi, talvolta anche suggestivi, ma che sa di già visto. I rimandi a altri film del genere si sprecano. Da Io sono leggenda a 28 giorni dopo (là le città deserte erano rispettivamente New York e Londra) a tutti i più classici film di zombie, prima ancora che alla fantascienza vera e propria, col manipolo di improbabili eroi assediati e in cerca di una maniera per sopravvivere. Il cast vede tra i protagonisti Emile Hirsch (Into The Wild), qui poco più di una specie di Jack Black meno in carne, e Max Minghella, figlio dello scomparso regista Anthony. Totalmente inutile il formato 3D.
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