

«Mi sono ispirata a Marlene Dietrich, a quel suo modo di camminare, di muoversi, molto teatrale e drammatico, ma anche estremamente femminile per riuscire a rendere il mio personaggio, poi il vestito e il trucco hanno fatto il resto. Per tutti quelli del “mio gruppo” è stata un’esperienza simile, infatti “noi”, nel film di Ferzan, abbiamo una vita ed una storia a parte, la nostra è una recitazione corale, che a furia di prove abbiamo reso perfetta». Questo racconta Margherita Buy, che in Magnifica Presenza di Ferzan Ozpetek, è uno di quei bellissimi fantasmi che Pietro (Elio Germano) pasticcere per necessità, ma con la volontà di fare l’attore, scopre, nelle stanze della sua nuova casa romana. Sono «presenze» eleganti, gentili ed educate, tanto che il frastornato Pietro, in un primo momento, li scambia per inquilini-ospiti abusivi, e invece la storia è tutt’altra ed è destinata ad intrecciarsi con la sua. Dopo La finestra della casa di fronte, in questo film, Ozpetek torna ai suoi temi preferiti, sui quali campeggia «l’anima della casa», ossia il luogo dove si vive inteso come una sorta di tunnel temporale che permette di andare avanti e indietro nel tempo, alla ricerca del vissuto di coloro che vi abitano, o hanno abitato quelle stanze, quasi che avvenimenti e storie lascino sui muri una traccia destinata ad essere ereditata dai vari inquilini che si susseguono. Poi c’è la necessità, per vivere, di sognare ad occhi aperti, il bisogno di amore e di circondarsi di amici, che rappresentano per Ozpetek, una vera e propria «famiglia» della quale ha più volte raccontato nelle sue pellicole.
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