

Un bianco e nero meraviglioso, un senso estetico come pochi, tempi dilatati e dialoghi quasi inesistenti, come pure inesistente è la storia: l'ungherese Béla Tarr ha proposto in concorso alla Berlinale 2011 quella che dovrebbe essere stata la sua ultima opera da regista, visto che ora sembra interessato a produrre più che a girare film.
Per i suoi standard The Turin Horse è quasi un corto, visto che i suoi 146 minuti sono ben poca cosa rispetto alle oltre sette ore di Satantango. Il titolo rimanda a un episodio della vita del filosofo Friedrich Nietzsche che a Torino, vedendo un carrettiere frustare il suo cavallo, corse ad abbracciare il collo dell'animale. Quello che interessa a Béla Tarr è quanto accadde poi al cavallo. Così si segue il carrettiere fino alla sua misera casa, nella campagna, dove lo aspetta la figlia. Un vento rabbioso ulula incessantemente (e assieme a un funereo tema di archi e organo sarà questa l'unica colonna sonora del film). Passano i giorni, scanditi dai rituali del pranzo (patate lesse), della vestizione mattutina, del tentativo di legare al carro il cavallo, che però si rifiuta di muoversi e di mangiare. Tutto con estrema, tipica, lentezza. Se si accetta il gioco e si decide di non annoiarsi (e occorre deciderlo e rimanere saldi nell'intento), ogni microscopico gesto diventa un evento da godere in tutti i dettagli. Nulla o quasi accade: un vicino in cerca di grappa (nelle sue farneticazioni qualche riverbero nietzschiano c'è, ma sconclusionato), degli zingari che tentano di rifornirsi d'acqua al pozzo. Null'altro, solo quel vento e la musica sinistra, i volti scavati dei protagonisti (Erika Bok e Janos Derszi), la splendida fotografia (affidata a Fred Kelemen) e la fluidità dei movimenti di camera.
Il clima diventa sempre più apocalittico, il nulla sempre più presente e minaccioso. Un'esperienza visiva e sensoriale, che come tale va accettata. Il film è una coproduzione fra Ungheria, Francia, Germania e Svizzera a cui hanno preso parte anche la Vega Film di Zurigo e la RSI. Ma del destino del cavallo non è comunque dato sapere. red.
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