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Cinema | Recensioni -  19 lug 2012 00:59

Sette registi per raccontare l'Avana

In un film a episodi che unisce storie d'amore, miracoli e musica cubana

I film a episodi hanno avuto il loro momento di massimo splendore in Europa tra gli anni ’60 e ’70, ma di tanto in tanto il filone torna alla luce come nel caso di questo 7 Days in Havana, che si discosta però leggermente dalle regole del genere, poiché le sette storie narrate da altrettanti registi sono tutte ispirate ai racconti dello scrittore cubano Leonardo Padura. Ciò fa sì che alcuni personaggi appaiano in più di un corto, anche se i protagonisti e i contesti sono sempre diversi. Un altro punto centrale dell’operazione è, ovviamente, la musica dell’isola caraibica, mentre la dimensione cinematografica è assicurata da un mosaico eterogeneo di registi: l’unico autore cubano è Juan Carlos Tabio, mentre al suo fianco ci sono un argentino (Pablo Trapero), uno spagnolo (Julio Medem), il noto attore portoricano Benicio Del Toro (al suo debutto dietro la macchina da presa), il palestinese Elia Suleiman e due francesi: Laurent Cantet (che si definisce «appassionato cubanofilo») e Gaspar Noè che è d’origine argentina. Tra storie incentrate sul rapporto tra i cubani (anzi, le cubane...) e gli stranieri e scorci di vita dove la religione assume un aspetto quasi magico, il film si srotola senza picchi eccelsi né brutali cadute, con ogni regista che mantiene la propria cifra stlistica nonostante la matrice univoca delle vicende. A convincere maggiormente sono il surreale (e praticamente muto) corto di e con Elia Suleiman, interprete di un ospite di riguardo che dovrebbe incontrare Fidel Castro al termine di un discorso infinito, l’oscuro e intenso Ritual diretto da Gaspar Noé e Jam Session di Pablo Trapero, nel quale Emir Kustirica veste gli scomodi panni di se stesso. Un collage che non fa male a nessuno e che in queste calde giornate estive può persino risultare piacevolmente rinfrescante.

19.07.2012 - 00:59
Antonio Mariotti | Aggiornamento: 20 lug 2012 07:14
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