
di MORENO BERNASCONI - Altolà a un Islam conquistatore e fondamentalista che vuole imporre anche in Occidente la legge della sharìa e nega alle donne parità di diritti. Questo è il segnale secco che il popolo e i Cantoni svizzeri mandano al Governo federale, a buona parte delle proprie élite politiche e religiose e alla comunità internazionale. Poco importa se questa immagine dell’Islam non corrisponde all’atteggiamento di centinaia di migliaia di mussulmani moderati che vivono ben integrati in Svizzera e a quello di molti che vivono negli altri Paesi d’ Europa. E poco importa se l’iniziativa plebiscitata rimette in discussione alcuni dei capisaldi dello Stato di diritto elvetico e mette in grave difficoltà le autorità svizzere.
L’attentato alle torri gemelle dell’11 settembre, il terrorismo di matrice islamico ben presente anche in Europa, il proselitismo delle frange radicali che infiltrano le moschee in numerosi Paesi europei hanno contribuito di fatto negli ultimi anni a dare dell’Islam l’immagine che è rimbalzata sui manifesti dei promotori dell’iniziativa e che viene condivisa da buona parte dell’opinione pubblica europea. Se i cittadini degli altri Paesi occidentali potessero votare su temi come questo, il risultato non sarebbe probabilmente diverso.
A questi sentimenti diffusi – di timore verso il fondamentalismo islamico – si è aggiunta negli ultimi mesi per gli Svizzeri l’arroganza di un tiranno mussulmano come Gheddafi che tiene in ostaggio due nostri concittadini e ha chiesto di radiare dalla carta del mondo la Confederazione. Il popolo svizzero ha avuto una reazione di rabbia e orgoglio (indirizzata anche ad un troppo arrendevole presidente della Confederazione) che potrebbe costare un prezzo elevato in termini politici, giuridici ed economici, ma che gli Svizzeri manifestamente sono disposti a pagare.
È difficile a questo stadio valutare esattamente le conseguenze del voto di ieri, ma la Svizzera deve prepararsi ad affrontare una serie di problemi seri che probabilmente non sono stati ponderati dai promotori dell’iniziativa.
In primo luogo – contrariamente a quanto desiderato – il no ai minareti rischia di rafforzare in Svizzera l’Islam radicale a scapito dei moderati. I fondamentalisti non mancheranno infatti di presentare ai fedeli mussulmani il divieto di costruire i minareti come il segno di un odio verso la religione islamica tout court e quindi di giustificare la necessità di una «guerra santa» (a quando la nascita di un partito islamico in Svizzera?).
Il Consiglio federale – che non ha ritenuto di dichiarare irricevibile l’iniziativa benché contraria ad alcuni diritti fondamentali – è ora costretto ad affrontare un eventuale ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Di fronte ad una sentenza che invalidasse la decisione del Popolo svizzero, che cosa farà? Paladina dei diritti dell’uomo, la Svizzera sarà costretta a sottrarsi alla CEDU ritirandosi dal Consiglio d’Europa che raggruppa l’insieme dei Paesi europei (e di cui avrà presto la presidenza)? Anche a livello di organismi internazionali (a cominciare dalle Nazioni Unite) non sarà facile spiegare che in Svizzera il Popolo è semplicemente Sovrano a causa della democrazia semidiretta. E comunque da ieri, all’interno dell’ONU e nelle relazioni internazionali non potremo più contare come prima sull’appoggio di Paesi arabi e di fede islamica.
La Svizzera si ritrova confrontata con una seria situazione di conflitto fra una delle sue istituzioni basilari, la democrazia diretta, e i diritti fondamentali che definiscono le regole della convivenza della comunità internazionale. Un conflitto che con ogni probabilità non sarà facile risolvere.
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