

di TITO TETTAMANTI - Abbiamo, in un precedente «Commento», cercato di spiegare come noi svizzeri si sia oggi coinvolti in una guerriglia economica.
Da un lato il disperato bisogno di fondi da parte delle fortemente indebitate grosse nazioni europee, dall’altro la determinazione di questi stessi Stati di impedire la concorrenza dei sistemi e quindi il confronto tra Paesi meglio e peggio amministrati e le conseguenti migrazioni di capitali e di attività economiche.
È inevitabile che noi svizzeri ci si trovi nel mirino. Siamo quasi sempre ai primi posti di qualsiasi statistica mondiale (come reddito pro capite, per le libertà, efficienza dell’amministrazione pubblica, tasso di disoccupazione, ecc. ecc.). Siamo ricchi e viviamo (pure con i nostri problemi che però sono meno gravi di quelli altrui) relativamente bene. Non per nulla decine di migliaia di cittadini di Paesi UE, anche con alte qualifiche professionali vengono a stabilirsi da noi.
Purtroppo la nostra immagine ha sofferto nell’ultimo decennio. Goffi talvolta nei nostri atteggiamenti, reattivi invece che attivi, incapaci di contrapporci efficacemente alla campagna di marketing negativo, vittime di alcuni banchieri che non sappiamo se definire più sciagurati o più ottusi e di politici incapaci di designare per il nostro Governo persone dotate dello spessore internazionale oggi indispensabile. Nonostante averi ebrei, Swissair, UBS con le catastrofi americane subprime e fiscali, gli ondeggianti atteggiamenti del Governo, la mancata coesione tra Paese e classe dirigente in una efficace difesa degli interessi svizzeri in materia di UE, (non contiamo l’episodio Gheddafi perché le figuracce in materia concernono più il «Vaudeville» che la politica) siamo pure sempre una nazione ancora reputata e spesso invidiata.
La nostra forza: è urgente un riesame approfondito della nostra forza, rendendoci conto che la Svizzera non è solo finanza, che la finanza non vuol dire solo banche e che le banche non sono solo le grandi banche. Capire che il futuro della consulenza finanziaria non va cercato nei cinquanta milioni di italiani e neppure nei quattrocentocinquanta milioni di europei, ma nei tre miliardi del mondo asiatico con tassi di sviluppo economico impressionanti, senza dimenticare Sud America e Medio Oriente.
Abbiamo esperienza e successo nelle esportazioni, dalla meccanica agli orologi, alla chimica. Abbiamo giganti come Nestlé, Roche, Novartis, Schindler, ABB, Glencore. Tenendo conto delle nostre dimensioni è stupefacente vedere quante ditte svizzere vengano elencate nella classifica delle prime 500 imprese del mondo. Abbiamo eccellenti prestazioni di servizi, anche nel sanitario e nell’educazione. Dobbiamo capire che la (rigorosa) formazione dei giovani deve portarli a livelli d’eccellenza che permettono di imporsi anche quando si deve pagare lo scotto di essere minoritari.
L’approfondimento di questo tema non è compito dello Stato ma in linea principale dell’economia privata.
La coesione sociale: guerre o guerriglie vengono perse quando il fronte interno non è coeso. I rappresentanti dell’economia e dei lavoratori debbono alla Svizzera di trovare un accordo che permetta di lavorare in armonia per produrre quella ricchezza di cui abbiamo bisogno anche per ripianare i debiti della rete sociale.
La politica: anche se la guerriglia deve venire combattuta in prima linea dalle forze economiche, la politica deve creare le condizioni quadro nelle quali operare. Leggi che facilitino l’impianto di attività economiche nel nostro Paese e applicazioni veloci e duttili. Politiche selettive e rigorose in materia di immigrazione, sforzi di integrazione effettiva. Sicurezza contro la violenza e la criminalità.
I partiti, poi, debbono liberarsi da atteggiamenti corporativi nell’ambito della scelta dei governanti, aprendosi alla società civile e cercando di privilegiare le qualità internazionali oggi richieste.
Le alleanze: il mondo è vasto e dobbiamo cercare di giocare a tutto campo, anche perché il declino dell’Europa è già iniziato. Potremmo però trovare alleati anche nell’UE. Bisogna individuare puntualmente Paesi e temi sui quali si possono avere convergenze d’interessi.
In un articolo si può solo delineare a grandi tratti tutto quanto è necessario per batterci con successo in una guerriglia appena iniziata.
Ci vuole uno sforzo collettivo. Il Paese deve capire cosa c’è in giuoco ed i media debbono contribuire ad una costante opera di intelligente informazione.
Solo il fatto di essere più competitivi degli altri ci sarà d’aiuto, forme di protezionismo anche larvate sono unicamente dannose.
La politica deve ridare il primato ai progetti contro i sondaggi, aver la capacità di capire ma anche sapersi opporre a quella che magari a torto si pensa essere la tendenza all’opinione pubblica. Non rifugiarsi nella mediocrità avendo paura dell’eccellenza (spesso angolosa).
E in tutto questo cosa ci sta a fare Tremonti? Non preoccupiamoci se grida più forte degli altri, magari con inutili stonature. Il suo compito non è facile: dei Paesi con i quali saremo in guerriglia rappresenta il più debole ed indebitato.
Vediamo, per contro, di non avere cedimenti dovuti all’infatuazione ed alla paura sul piano dell’UE, che in questa guerriglia rappresenta gli interessi di chi non vuole una Svizzera forte e competitiva.
Tito Tettamanti, finanziere
di FABIO PONTIGGIA - Conta ancora, per i partiti ticinesi, avere un presidente autorevole, competente, credibile,... Leggi
Di GIOVANNI BARONE-ADESI La Grecia ha mancato i suoi obbiettivi di bilancio, come era largamente prevedibile. Molte... Leggi
Di GIANNI RIGHINETTI - Votare o non votare? È questo il dilemma con il quale è confrontato da un paio di mesi... Leggi
di LINO TERLIZZI - Ieri la chiusura del Forum mondiale di Davos, oggi il vertice dell’Unione europea sulla crisi... Leggi
di LINO TERLIZZI - La notizia dell’acquisto di gran parte delle attività Wegelin da parte di Raiffeisen non... Leggi
di SERGIO ROMANO - Il Governo presieduto da Mario Monti può ancora contare sul consenso di una parte non piccola... Leggi
di ALFONSO TUOR - «Capitalismo in crisi?» è il titolo di una serie di articoli che stanno apparendo da alcune... Leggi
di MORENO BERNASCONI - Questa settimana le aziende svizzere che operano sul mercato dell’elettricità hanno... Leggi
di EMANUELE GAGLIARDI - È partito, come spesso accade, da lontano, in Italia, nella zona di Reggio Emilia, vicino... Leggi


