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L'Ucraina ricomincia da Ianukovich
Presidenziali: vince di misura il candidato filo-russo
9 feb 2010 05:00 | Commenti CdT / Commento
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di OSVALDO MIGOTTO - Dell’esistenza dell’Ucraina l’Europa sembra accorgersi solo quando sorgono contenziosi tra Kiev e Mosca sul gas russo trasportato verso i Paesi occidentali lungo il territorio ucraino. Negli scorsi anni tali dispute si sono infatti tradotte in più di un’occasione nel taglio delle forniture di gas russo all’Ucraina, con conseguenti problemi di approvvigionamento per più di un Paese europeo.
Le scaramucce tra Mosca e Kiev si sono fatte particolarmente dure dopo la rivoluzione arancione del 2004; ossia quando la vittoria alle presidenziali dell’ex premier Ianukovich (filorusso) venne contestata dalle forze politiche filo-occidentali che portarono migliaia di persone in piazza per denunciare i brogli massicci che la avevano favorita. Messo alla porta in malo modo dalla rivoluzione arancione di cinque anni fa, domenica il leader del Partito delle regioni ha avuto la sua rivincita battendo la rivale Iulia Timoshenko nel ballottaggio. Non solo. L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea ha infatti ritenuto che il voto che ha portato alla vittoria il leader del partito delle regioni si sia svolto in modo «trasparente ed onesto». Resta comunque da vedere se la combattiva premier Timoshenko, che ieri si è chiusa in un silenzio assoluto, riconoscerà la sconfitta. Una sconfitta non facile da accettare, anche perché la protagonista della rivoluzione arancione, sconfessando i pronostici della vigilia, è stata battuta da Ianukovich con una differenza di solo il 3,1 % dei voti (stando ai dati diffusi ieri). Pertanto c’è il rischio che non basti la trasparenza del voto ad assicurare all’Ucraina un futuro migliore. Ianukovich nel corso della campagna elettorale ha cercato di cancellare la sua precedente immagine di servile uomo di Mosca. Pur prediligendo le relazioni con il potente vicino russo ha infatti sottolineato anche la necessità di stabilire buone relazioni con l’Unione europea, in quanto Kiev, stando al vincitore del ballottaggio, deve saper far da ponte tra Mosca e l’Europa. Rassicurazioni che, come mostra l’esito delle urne, hanno convinto solo una parte dell’elettorato. L’Ucraina resta quindi un Paese spaccato in due, con la parte ovest più filoeuropea e il sud-est tradizionalmente legato alla Russia.
E come se non bastasse, la vittoria di Ianukovich non chiude certo il braccio di ferro in atto con la Timoshenko, che a tutti gli effetti mantiene per ora la carica di primo ministro. La premier in effetti non è tenuta per legge a dimettersi, se riesce a mantenere la sua fragile maggioranza in Parlamento. Ma il neopresidente, che ieri ha invitato la sua rivale a dimettersi, è già al lavoro per cercare di creare una nuova maggioranza in Parlamento.
Il Paese che negli ultimi 5 anni ha visto succedersi 4 governi ed è stato chiamato a delle elezioni parlamentari anticipate, rischia così di veder prolungarsi la fase di instabilità politica. Non è certo la prospettiva migliore per gli oltre 46 milioni di ucraini costretti da tempo a subire le conseguenze di una profonda crisi economica. Crisi che Ianukovich nel corso della campagna elettorale ha interamente attribuito al malgoverno dell’attuale premier filo-occidentale. Ora l’Ucraina, spazzata via la rivoluzione arancione, o quel poco di essa che ancora era rimasto, ritorna nell’era Ianukovich. Un «grigio burocrate di partito», come qualche commentatore lo ha definito, che ha allettato i suoi elettori promettendo un aumento dei salari e delle pensioni. Ma per rilanciare un Paese in profonda crisi ci vorrà ben altro. A cominciare dalla lotta alla corruzione e dal rilancio del sistema produttivo nazionale, duramente toccato dalla crisi economica mondiale. L’UE intanto osserva distrattamente, mentre Kiev scivola verso Mosca.

Osvaldo Migotto
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