Cerca
Cultura e spettacoli La fattoria degli animali Tempo Libero Motori Cinema Eureka Gossip Film Festival Parliamone Piazza del Corriere Primo Piano Dal giornale Sondaggi Web
Due stadi per il TicinoScudo e AmnistiaElezione CFElezioni cantonaliElezioni FederaliElezioni comunali 2012
Emergenze Pronto soccorso Ospedali Cliniche
Meteo Infostrada Agenda Cinema Oroscopo Farmacie di turno Comunica con noi
Offerte Concorsi Iniziative Salute Album fotografico
Impiego Immobiliari Veicoli Generici Annunci Extra
Tariffe Acquista singola edizione Nuovo Modifica Sospensione Scrivici Pass.Dimenticata
Commenti CdT | Commento - 4 mar 2010 05:00

La politica si avvita su se stessa

Italia tra burocrazia e liste elettorali in ritardo

di PIERO OSTELLINO - La politica, in Italia, inciampa nei «particolarismi» burocratici, che accusa di essere «formalismo giuridico» – il quale è, invece, universalistico: vale per tutti, anche per la politica, persino quando ritarda colpevolmente nel presentare le liste elettorali e rischia di mandare in fumo l’esercizio della sovranità popolare, il diritto di voto da parte di tutti i cittadini che ne hanno i requisiti – e se ne lamenta. Ma chi si è inventato il timbro rotondo, no quadrato, no esagonale; con la firma di tizio, no di caio, no di sempronio; la firma sola, no la firma col timbro, eccetera, eccetera, eccetera? La politica (legiferando, regolamentando, vietando, permettendo, mediando, a sproposito, in modo compromissorio).
La politica, in Italia, confida, ora, che la magistratura (i Tribunali amministrativi locali) faccia prevalere le ragioni «sostanziali» della politica – consentendo la (ri)presentazione delle liste non ammesse – sul «formalismo» della legge che le ha escluse, non in forza della legge, ma in punta di particolarismo burocratico. Se, però, la magistratura le dà torto, e (ri)respinge le liste è «comunista»: favorisce l’opposizione; se le dà ragione, è «corrotta»: favorisce il governo e viola la legge. Ma chi ha ridotto il rapporto fra politica e giustizia a una «faida politica continua?» La politica (producendo «l’Uomo a una sola dimensione», alla sola dimensione politica).
La politica, in Italia, dice che il Paese è corrotto. Il Paese, però, o non fa niente – nel timore, qualsiasi cosa faccia, di inciampare nella miriade di leggi, regolamenti, permessi, divieti, licenze, eccetera, e di finire sotto processo – o fa ed è subito inquisito dalla magistratura e infangato dalle intercettazioni pubblicate dai media guardoni. Ma chi ha ridotto il Paese, paralizzandolo o esponendolo alla galera ? La politica (credendo di governarlo e, invece, finendo col burocratizzarlo e col renderlo meno vivibile, oltre che meno liberale).
La politica dice che la magistratura è «politicizzata». In realtà, è politicizzata non perché di parte, ma in quanto convinta che la sua funzione sia quella, palingenetica, di «cambiare la testa agli uomini», trasformandoli in angeli, invece di prenderli come sono (diavoli e angeli) e condannarli o assolverli applicando la Legge. Ma chi ha consentito alla corporazione dei magistrati di trasformare il proprio organo di autogoverno (il Consiglio superiore) in un parlamentino analogo al Parlamento nazionale eletto dal popolo? La politica (usando le sue inchieste come un bastone politico, invece di interpretarle come una semplice «verità processuale», e non riformando il sistema giudiziario).
La politica, in Italia, accusa la politica di «professionismo della politica». Ignora, però che: a) la politica è una «professione» (se avesse letto Max Weber lo saprebbe); b) i (veri) «professionisti della politica» della Prima Repubblica – i Togliatti, i De Gasperi, i Fanfani, i Berlinguer – non avrebbero mai messo assieme mele e banane: nel Partito democratico, i post comunisti, reduci dal fallimento del vecchio Pci, che non sanno ancora cosa sono diventati, e i post democristiani, sopravvissuti a Tangentopoli, che sanno bene cosa sono; nel Popolo della libertà, gli sprovveduti, forza-italiani, di Publitalia, i navigati post missini di Alleanza nazionale e i pesci d’alto fondo ex portaborse dei vecchi democristiani – che assieme proprio non riescono a stare. Ma chi ha fabbricato queste insalate russe dove la maionese è «impazzita», l’olio va da una parte e l’uovo dall’altra? La politica dei «dilettanti allo sbaraglio».
La politica, in Italia, rivendica la forza della società civile, la sua autonomia dalla politica dei «professionisti della politica». Però, i (pochi) «professionisti» rimasti in politica – il grosso dei post portaborse democristiani dentro il Popolo della libertà – si stanno mangiando il partito e riducendo il «Monarca assoluto» a «Re travicello». Ma chi ha confuso il Consiglio dei ministri con un Consiglio di Amministrazione; una Corte con un Partito, dove i cortigiani sono i primi a congiurare contro il Monarca indebolito che si era illuso di fare politica come in azienda? La politica (che ha rinnegato se stessa per qualcos’altro che è la parodia della politica e persino degli affari).
Potrei continuare all’infinito. Mi fermo. Spero di essere riuscito a illustrare perché l’Italia stia affondando in una Babele di lingue para politiche e anti politiche, che tutto sono tranne che la Politica nella sua accezione più alta, quella non di rappresentare se stessa ed esaurire la propria funzione nella sola elezione di uomini che poi non sanno che fare, ma di rappresentare la sovranità popolare, e realizzare l’interesse generale. La ragione è semplice: perché la politica, dopo aver fallito la propria funzione – che è quella di governare – si è avvitata su se stessa. Non c’è uomo politico, in Italia, che non lamenti le troppe disfunzioni della politica e della Pubblica amministrazione, fingendo contemporaneamente di non accorgersi che spetterebbe proprio a lui di porvi rimedio.
La Prima Repubblica non era, di certo, un esempio di efficienza e, tanto meno, di buongoverno e di corretta amministrazione. Tutt’altro. Ma, almeno, era governata da partiti socialmente strutturati, con una cultura politica definita, che affondava nella loro storia e nelle tradizioni del Paese – encomiabili ovvero detestabili che fossero l’una e le altre – i quali gestivano il consenso di cui disponevano in base a «concezioni del mondo» contrapposte e accettate dai propri elettori anche se non sempre condivisibili. Ora, la politica si è ridotta a guerra fra bande di «tifosi» sulle barricate dell’anti-politica, la cui sola aspirazione è la distruzione della controparte. I tifosi del Cavaliere – che lo immaginano alto un metro e novanta, biondo, con tanti capelli, gli occhi azzurri, liberale, riformista – i quali si illudono ancora che riesca a cambiare (in meglio) un Paese che in realtà non ha nessuna voglia di cambiare. Gli altri, i tifosi della controparte – che lo detestano per ciò che non è, un pericolo per la democrazia (?!), lo immaginano altrettanto efficiente e capace quanto lo pensano i suoi tifosi, ma rivolto al Male, invece che al Bene – i quali nascondono dietro il dito del loro antiberlusconismo l’interesse al mantenimento di uno statu quo oltremodo disastroso e inaccettabile, la paura, peraltro silenziosamente condivisa con gli stessi tifosi del Cavaliere, del cambiamento che ne comprometterebbe privilegi e rendite (parassitarie).
Questa è l’Italia di chi arriva tardi a presentare le liste (il centrodestra che si sta sfarinando); di chi spera nella vittoria della «via giudiziaria alle elezioni» (il centrosinistra che non c’è più da un pezzo); della burocrazia che prevale sulla politica, ma che la serve; della magistratura che fa a botte con la corruzione, non accorgendosi che è il frutto dell’eccesso di burocrazia prodotto dalla politica; dei media, che raccontano questo sfacelo, guardando dal buco della serratura quello che fa a letto la politica, e ignorano il cittadino, che è poi quel signore che ogni giorno va all’edicola e spende un euro e mezzo per comprare giornali che non vale la pena di leggere.

4.03.2010 - 05:00
Piero Ostellino
di MORENO BERNASCONI - Contrariamente alle prime allarmistiche affermazioni del capo di Swissgrid Pierre-Alain... Leggi
di GERARDO MORINA - Mentre in Siria non si fermano le violenze, il doppio veto di Russia e Cina su una dura risoluzione... Leggi
di GIANCARLO DILLENA - Sono frequenti anche alle nostre latitudini, da qualche tempo, i richiami all’«etica».... Leggi
di LINO TERLIZZI - Tre notizie in un solo giorno su banche svizzere non sono poche. Se poi riguardano un rinvio... Leggi
di GERARDO MORINA - Al Parlamento di Westminster i leader tanto dei partiti al Governo (conservatori e liberal-democratici)... Leggi
di TITO TETTAMANTI - Dubito che nei futuri libri di storia gli odierni governanti europei verranno ricordati come... Leggi
di GIOVANNI GALLI - Venerdì prossimo la Commissione tributaria del Gran Consiglio dovrà decidere sul progetto... Leggi
di ALESSANDRO MILAN - Osservate una scena del delitto in Italia e prima o poi li vedrete in azione. Inizialmente... Leggi
di MORENO BERNASCONI - Fra i molti problemi che ha sollevato, il caso Hildebrand ha evidenziato anche la reticenza... Leggi
METEO
OggiDomaniSaRadar
Radar precipitazioni
Edizione del 09 febbraio 2012
indiciTrendValore+/- %
SMI6162.48+0.10
cambioTrendAcquistoVendita
EUR/CHF1.1951.2256
USD/CHF0.89980.9226
Materie primeTrendAcquistoVendita
GOLD CHF5048950989
petrolioTrendValore+/- %
PETROL117.51-0.22
Programma cinema
Dove
Questa sera
Lugano | Serate danzanti
Alma Latina
Musica e balli latini.
Metrò Club | 20.00
Ascona | Cineclub
The Truman Show
Di Peter Weir (USA, 1998). "La ricerca della verità".
Teatro del Gatto | 20.15
Luogo