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Commenti CdT | Commento - 8 mar 2010 05:00

Ricerca tra università ed economia

Consolidare una «cerniera» di relazione pragmatica

di PIERO MARTINOLI - Sono davvero tanti gli esempi di come, nella storia, la relazione tra università e mondo economico, tra ricerca fondamentale e transfer di conoscenze sia stata decisiva, nel processo di creazione e innovazione di prodotti che hanno cambiato la storia dell’uomo e il volto del pianeta. Ne indico solo un paio (cito H. Rohrer, Nobel della fisica 1986).
La scoperta del laser, di cui ricorre quest’anno il 50. anniversario. Essa ha la sua origine nei lavori teorici di Einstein – nel secondo decennio del secolo scorso – sul comportamento statistico dei fotoni – i quanti di luce – e della loro interazione con gli atomi della materia. A quei tempi nessuno poté lontanamente immaginare la possibilità di creare questa eccezionale sorgente di luce partendo dalle idee di Einstein: l’attenzione dei fisici a quell’epoca era completamente rivolta alla soluzione di problemi ben più attuali e scottanti e, inoltre, i presupposti tecnici per la sua realizzazione erano ancora del tutto insufficienti. Bisognerà attendere gli anni cinquanta perché i tempi diventino maturi per questa rivoluzionaria scoperta. Oggi il laser è utilizzato in una moltitudine di campi che vanno dallo scanner del supermercato alla fusione nucleare inerziale, passando per tutta la gamma delle applicazioni biomediche e industriali, le tecniche di comunicazione e d'informazione (un esempio: il lettore CD), la preparazione di nuovi materiali e chi più ne ha più ne metta.
Altro esempio: la scoperta del transistor. In un’epoca ormai lontana in cui solo conduttori (metalli) e isolanti erano importanti da un punto di vista industriale, gli scienziati erano affascinati dalle proprietà dei semiconduttori (silicio). Nessuno avrebbe potuto anche solo lontanamente intuire lo straordinario significato che questi materiali avrebbero potuto avere dopo la scoperta del transistor verso la fine degli anni Quaranta del secolo scorso. Fu l’avvento della meccanica quantistica – che al momento della sua nascita nei primi decenni del ’900 nulla aveva a che vedere con la ricerca sui semiconduttori – che permise di capire le proprietà dei semiconduttori aprendo così la strada alla scoperta del transistor, al susseguente sviluppo della microelettronica e alla rivoluzione informatica che stiamo vivendo. E potrei continuare con altri esempi.
L’iter di queste scoperte illustra in modo esemplare uno degli aspetti della ricerca fondamentale: ogni idea originale porta in sé il seme di future applicazioni. Queste sono vitali non solo per la rigenerazione del tessuto economico e industriale, ma anche per la stessa ricerca fondamentale: perché se da un lato è ben vero che il suo scopo ultimo è quello di esplorare l’incognito, dall’altro gli strumenti di cui essa si serve per riuscire in questa ardua ma entusiasmante sfida provengono quasi esclusivamente dalle applicazioni che essa stessa sa generare. 
Se l’innovazione è una delle strade per uscire dall’attuale crisi economica e rilanciare pertanto anche l’occupazione, penso che questi esempi raccontino bene come università e ricerca costituiscano ottimi compagni di viaggio in questa difficile, ma anche entusiasmante avventura.
È quindi fondamentale sviluppare e consolidare una «cerniera» di relazione pragmatica tra il sistema accademico e quello economico, in cui confrontarsi e conoscersi partendo dai mattoni di base che reggono tutto il ponte, ovvero le risorse umane, i cervelli, i cuori degli studenti di oggi, dei laureati di domani, dei futuri attori di quella dinamica che ci ha consegnato laser e transistor e che in futuro – spero – continuerà a condurre le briglie del progresso economico, sociale e scientifico.

Piero Martinoli, presidente dell’Università della Svizzera Italiana

8.03.2010 - 05:00
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