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Commenti CdT | Commento - 12 mar 2010 05:00

Tutti dietro a Minder

Il controllo dell'impresa deve tornare agli azionisti

di DAVIDE VIGNATI - Il 49.enne fabbricante di dentifricio sciaffusano Thomas Minder non ha nulla dell’eversivo estremista rosso votato a scardinare i principi del liberismo. Anzi, è l’archetipo dell’imprenditore svizzero, che proprio grazie alla tradizione liberale di questo Paese, ha potuto costruire da sé la sua fortuna. È insomma uno dei tanti padroni di quelle migliaia di piccole e medie imprese che costituiscono il tessuto economico elvetico. E proprio perché è l’espressione stessa dell’economia nazionale, Minder ha trovato perlomeno singolare, il giorno del «grounding» di Swissair, che in questo Paese i proprietari di un’azienda quotata in borsa, gli azionisti, non avessero voce in capitolo sulle nomine, gli stipendi e le indennità dei membri del consiglio d’amministrazione e della direzione. Compresi i bonus, dunque, che l’imprenditore sciaffusano non ha chiesto di proibire, plafonare o tassare. Lo scopo della sua iniziativa è ridare pieno controllo all’azionariato sui vertici dell’impresa e sui soldi investiti, evitando che le assemblee degli azionisti si perpetuino come vuoti riti aziendali sempre uguali a se stessi, in cui solo l’ammontare dei dividendi distribuiti determina il grado d’entusiasmo con cui si plebiscitano comunque le scelte del cda. E non lo si può tacciare di opportunismo politico, Minder, visto che ha lanciato l’iniziativa ancora nel 2006, quando la congiuntura galoppava, Marcel Ospel era appena stato insignito di un dottorato honoris causa in legge e lo chalet di montagna di Daniel Vasella non era ancora stato dato alle fiamme. Minder non è il nuovo Gulglielmo Tell nazionale. Imprenditore che si è fatto da sé, conduce una battaglia per riaffermare il potere degli azionisti, e l’iniziativa popolare era l’unico mezzo di cui disponeva per essere certo di farsi sentire. Le firme sono state raccolte tanto a sinistra quanto a destra, e il principio della necessità di cambiare le pratiche della retribuzione dei manager e di rivedere il diritto azionario è stato accettato da tutta la classe politica. Perché allora questo nuovo violento scontro ideologico? Gli eventi della crisi finanziaria ed economica seguiti in rapida successione al successo dell’iniziativa nel febbraio 2008, ne hanno certo distorto l’ispirazione con cui era stata concepita. Man mano che si è inasprito il dibattito sui salari d’oro dei manager e i sondaggi hanno dato all’iniziativa il 70-80 per cento del gradimento popolare, tutti i partiti hanno cercato di saltare sul carro di Minder. Nel dibattito di entrata in materia ieri al Nazionale si è assistito ad uno dei più classici confronti ideologici destra-sinistra, in un clima politico inasprito dalla crisi congiunturale e dall’approssimarsi della campagna elettorale del prossimo anno. La destra accusa la sinistra di volersi appropriare dell’iniziativa contro la volontà dello stesso Minder, ora favorevole a un controprogetto indiretto a fianco dell’UDC, mentre la sinistra accusa l’imprenditore sciaffusano di tradimento e rinfaccia alla destra di non voler andare alle urne per paura d’una soverchiante sconfitta. La mossa di Blocher di recuperare Minder in extremis, per poi lanciare un appello di responsabilità agli altri partiti, è stata indubbiamente abile. E anche se ieri il plenum ha respinto di misura la mozione democentrista per inserire le richieste di Minder in un controprogetto sottoforma di revisione del diritto societario, l’UDC ha già fatto sapere che senza controprogetto indiretto sosterrà l’iniziativa e farà campagna con l’imprenditore sciaffusano. Col risultato paradossale di trovarsi a fianco della sinistra. Quanto ai socialisti, che non possono concedere al nemico giurato Blocher di condividere gli stessi intenti, per essere certi di portare l’iniziativa davanti al popolo sono pronti a sostenere il controprogetto diretto voluto dal PPD, che spera a sua volta in una controproposta di modifica costituzionale più dettagliata per spuntarla alle urne su quella di Minder. Il PLR, infine, che ha appoggiato la mozione UDC, preferirebbe di gran lunga riprendere le proposte più ragionevoli di Minder all’interno della riforma del diritto azionario e così evitare alcuni eccessi dell’iniziativa che potrebbero penalizzare la Svizzera sul piano internazionale. In un tale clima politico, il dibattito parlamentare sui contenuti dell’iniziativa sarà più che mai ostaggio degli steccati ideologici e alla fine sarà ancora il popolo a dover dire la sua. Per quanto opportunistica, l’alleanza Blocher-Minder avrebbe forse meritato più chances: la complessità e l’importanza della discussione per una moderna riforma del diritto azionario avrebbe più senso in un unico dibattito sul diritto societario e per mezzo di una modifica di legislativa e non costituzionale, così come voluto anche dal Consiglio federale e dagli Stati. La posta in gioco è alta, la riforma riguarda le 280 aziende più grandi del Paese, che impiegano poco meno del 15 per cento della forza lavoro e versano oltre il 40 per cento delle imposte sulle persone giuridiche. Ma molto spesso, in politica, gli steccati ideologici sono insormontabili.

12.03.2010 - 05:00
Davide Vignati
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