

di OSVALDO MIGOTTO - Se in alcuni Paesi del Vecchio Continente le autorità locali sono preoccupate dal progressivo invecchiamento della popolazione, con tutti gli effetti negativi che esso comporta a livello di equilibri sociali ed economici, negli Stati Uniti vi è un altro trend demografico a suscitare una certa apprensione tra alcuni analisti.
Stiamo parlando della progressiva «avanzata», dal punto di vista demografico, dei gruppi etnici minoritari. Stando alle stime del sociologo americano Kenneth Johnson, nel 2010 i bebè bianchi non costituiranno più, per la prima volta in assoluto, la maggioranza dei neonati. Nel 1990 i bebè figli di non bianchi erano il 37% dei neonati; nel 2008 la percentuale era già salita al 48%. Una rapida accelerazione del fenomeno dunque; ma in realtà non dovrebbe stupirci più di quel tanto. Si tratta di una conseguenza della globalizzazione. Con l’avvio di questo fenomeno non si è assistito solo ad una intensificazione degli scambi commerciali e finanziari tra i Paesi del globo intero, ma anche ad un aumento dei flussi migratori. Se le multinazionali e diverse altre aziende hanno imparato da tempo a impiantarsi laddove vi sono materie prime da sfruttare o nuovi mercati da conquistare, sul fronte opposto le popolazioni dei Paesi più poveri hanno capito che per sfuggire dalla miseria o per crearsi migliori opportunità professionali conviene trasferirsi in Nazioni più ricche.
Si tratta di un fenomeno che si registra ormai da decenni nel continente americano. In fuga dalla povertà o dalle dittature che in passato hanno dominato per anni la scena politica di diversi Paesi dell’America Latina, molti «latinos» hanno progressivamente irrobustito la presenza delle loro comunità negli Stati Uniti.
Ad ogni modo, come emerge dallo studio di Kenneth Johnson, l’espansione delle minoranze negli USA non si spiega solo con l’immigrazione ma anche, e soprattutto, con le nuove nascite. E a tale proposito va notato che la fecondità degli ispanici gioca un ruolo preponderante nei mutamenti demografici in atto. In effetti sebbene la popolazione americana di origine ispanica rappresenti solo il 15% del totale, tale gruppo etnico, sottolinea Johnson, ha contribuito alla metà dell’aumento demografico registratosi negli USA tra il 2000 e il 2008. Basandosi sui dati del censimento del 2000 lo studioso americano è arrivato a stimare che già nel 2042 le minoranze odierne rappresenteranno la maggioranza della popolazione statunitense.
Kenneth Johnson riconosce che le proiezioni fatte in ambito demografico non forniscono certezze assolute, in quanto col tempo le tendenze attuali possono subire delle variazioni. Sta di fatto che già oggi, come ricorda l’autore dello studio, negli USA esiste un fossato generazionale tra la popolazione bianca in fase di progressivo invecchiamento, e le minoranze etniche dinamiche e giovani. Dalle statistiche risulta ad esempio che le donne di origine ispanica hanno in media tre figli, contro i due delle donne degli altri gruppi etnici. Oltre a ciò risulta che le donne d’origine ispanica in età fertile sono più numerose delle giovani donne bianche. E così mentre tra la California ed il Messico le autorità USA hanno ordinato di innalzare un muro per contenere l’immigrazione illegale, la «grande invasione» degli ispanici del territorio USA sta avvenendo in modo più massiccio dall’interno, grazie al fenomeno della forte natalità.
Il sociologo Johnson vede in tale tendenza una sfida per le autorità USA che dovranno ad esempio confrontarsi con una gioventù in buona parte culturalmente diversa da loro. Ma ai nostri giorni si tratta di una sfida che si ripropone, anche se con proporzioni diverse, un po’ ovunque nei Paesi occidentali «invasi» da flussi migratori più o meno intensi. Giocata la carta di un più rigido controllo delle frontiere, l’unica via percorribile sembra ora quella dell’integrazione delle minoranze etniche. Ma non bisogna attendere troppo, perchè col tempo le minoranze possono anche diventare maggioranze, grazie ai forti tassi di natalità, e a quel punto potrebbero essere loro a decidere le regole del gioco e della convivenza tra diversi gruppi etnici.
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