

di ALFONSO TUOR - Il vertice del G20 è stato un grande successo. I risultati concreti sono nettamente superiori alle più rosee aspettative: è stato infatti deciso il varo del grande cantiere della riforma delle regole e della vigilanza del sistema finanziario, lo stanziamento di ingenti somme per rilanciare il commercio internazionale, un aumento di 750 miliardi di dollari delle risorse a disposizione del Fondo monetario internazionale incaricato di aiutare l’Est europeo e gli altri Paesi emergenti attualmente in forte difficoltà ed infine è stato convocato un altro vertice che si terrà a New York in autunno in concomitanza con l’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
A Londra, ed è questo il risultato più importante del vertice, si è verificata una svolta storica: si è deciso di riscrivere le regole del capitalismo finanziario. In pratica, come ha detto il presidente della riunione, il primo ministro britannico Gordon Brown: «I Venti Grandi hanno dichiarato la fine del cosiddetto Washington Consensus», ossia del capitalismo dominato dalla finanza in auge negli ultimi decenni, che ha fatto precipitare il mondo nella crisi attuale. In quest’ottica gli Hedge Funds verranno sottoposti a vigilanza e saranno imposti limiti più stretti alla loto attività; verranno scritte regole sulle remunerazioni dei manager; verranno aumentati i requisiti di capitale delle banche, verranno introdotte norme nuove sulle agenzie di rating per evitare che si ripeta quel conflitto di interessi che ha contribuito alla crisi attuale e infine verranno banditi i paradisi fiscali non cooperativi, che verranno iscritti in una lista nera, nella quale, come era già noto, non figurerà la Svizzera. Il nostro Paese è stato invece inserito in una lista grigia che comprende i Paesi che intendono rispettare gli standard dell’OCSE, ma che non li hanno ancora messi in atto. Sarà interessante leggere queste liste e soprattutto vedere se nella lista grigia figureranno anche Gran Bretagna e Stati Uniti oppure se l’intero esercizio dei Venti in questo campo è viziato sin dall’inizio da un doppio standard.
La decisione dei Venti di riformare il sistema finanziario internazionale, che rappresenta indubbiamente un successo diplomatico di Francia e Germania, dovrà però superare la prova dei fatti e potrebbe rivelarsi una grande finzione data in pasto all’opinione pubblica internazionale. Le ragioni di una doverosa prudenza sulla capacità dei Grandi di realizzare quanto promesso sono essenzialmente due. In primo luogo, il modello di business finanziario ipotizzato a Londra ridurrebbe sensibilmente la redditività delle banche e, quindi, il progetto di riforma dovrà superare l’accanita resistenza che opporrà il settore finanziario. In secondo luogo, i Venti hanno schizzato i principi guida della nuova architettura finanziaria, ma non hanno indicato alcuna linea di azione comune tesa a risolvere la questione delle attività tossiche nascoste nei bilanci bancari, che è la condizione essenziale per risanare il sistema finanziario e per far sì che si riaprano i cordoni del credito per le imprese e le famiglie. Quindi il passaggio dai grandi proclami alle norme concrete non sarà facile, ma sarà un processo lungo e difficile.
Nicolas Sarkozy e Angela Merkel sono pure riusciti a non sottostare alla richiesta americana di incrementare i loro piani di rilancio economico. Infatti al vertice di Londra è stato deciso che questi piani verranno estesi solo se quelli già varati non produrranno i risultati desiderati. Per uscire dalla recessione globale i Venti hanno stanziato fondi per aiutare il commercio internazionale, che quest’anno si prevede si contrarrà del 13%, e hanno dato il via libera ad un ingente aumento delle risorse dell’FMI, che dovrebbe servire ad aiutare i Paesi emergenti che oggi soffrono anche per le grandi difficoltà di rifinanziarsi sui mercati internazionali. Questi provvedimenti, che si aggiungono alle misure già varate dai singoli governi e alle politiche monetarie fortemente espansive seguite dalle banche centrali, sono destinati a dare un importante contributo alla lotta contro la recessione mondiale. Ma il contributo più rilevante alla ripresa che giunge da Londra è soprattutto l’indiscutibile volontà dei Venti Grandi di continuare a collaborare insieme per uscire dalla crisi. Questa unità di intenti è uscita rafforzata dal vertice londinese. Deve infatti indurre all’ottimismo la certezza che i Grandi del mondo sono disposti a concertare, se fosse necessario, ulteriori misure per uscire dal marasma finanziario ed economico attuale.
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