
di GIANCARLO DILLENA - Strada di scorrimento. Veicoli che sfrecciano veloci l’uno in fila all’altro. Difficile, anzi difficilissimo inserirsi da una strada laterale, senza rischiare l’incidente. Benvenuta, perciò, la rotonda, che meglio di ogni altra soluzione permette un flusso ordinato e nel contempo spedito del traffico. Quando però, a lavori ultimati, ci si ritrova ad accedere dalla strada laterale si constata che la maggior parte degli automobilisti – quelli che la percorrono da sempre – tendono a sfrecciare esattamente come prima, frenando semmai solo leggermente prima di affrontare la rotonda. A mo’ di «chicane» da Gran Premio. In barba alle priorità. Alla fine tocca ancora a chi arriva di lato fare attenzione, anzi più attenzione di prima, per non farsi investire.
E sì che le regole parlano chiaro. Chi è già all’interno della rotonda gode della priorità. Poco importa da dove è entrato. In presenza di una rotonda, anche se su una ex strada di scorrimento, non esiste alcun concetto di «strada principale», con relativo «diritto di precedenza». Eppure molti, troppi danno l’impressione di pensarlo, o comunque si comportano «come se», facendo affidamento sulla presunzione che gli altri, quelli che arrivano di lato, faranno comunque più attenzione. Fin a quando il turista di turno o quello deciso a far rispettare i propri diritti non risponde a queste aspettative e...patapum! I dati sugli incidenti lo confermano.
Altra situazione pericolosa: le rotonde a due corsie. Molti, intenzionati a svoltare a sinistra, «tagliano» la curva mettendosi sulla corsia più interna. E poi svoltano bruscamente a destra per prendere l’uscita, senza troppo curarsi dei veicoli che percorrono la corsia esterna (e che hanno tutto il diritto di farlo, anche per il giro completo). Risultato? Ancora una volta patapum!
Il più delle volte la faccenda si chiude con uno spavento e una bella fattura del carrozziere. Ma quando di mezzo ci sono un motociclista, un ciclista o un malcapitato pedone che ha la temeraria idea di attraversare sulle strisce subito dopo la presunta «uscita principale» della rotonda, le conseguenze possono essere molto più gravi. E purtroppo gli esempi, anche tragici, non mancano.
Forse sarebbe il caso di intervenire. Non tanto con l’introduzione di ulteriori regole e relative sanzioni – ce ne sono già fin troppe – quanto con una bella campagna che faccia chiarezza nella testa degli utenti. Seguita da opportuni controlli e segnalazione agli interessati (a scopo preventivo) delle loro più palesi irregolarità. Per evitare che questa mentalità su due piani – da un lato le regole ufficiali, dall’altro abitudini più o meno chiare e condivise – finisca col mettere radici troppo profonde. Allora sradicarla diventerà davvero difficile.
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