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Commenti CdT | Commento - 24 ago 2010 05:56

Rovente la battaglia sull'energia

di OSVALDO MIGOTTO - A fine settembre il governo tedesco dovrà pronunciarsi sulle scelte energetiche per gli anni a venire. In vista di tale appuntamento, la battaglia è iniziata da tempo tra chi vorrebbe puntare in modo deciso sulle energie rinnovabili e chi invece vorrebbe dare ancora un forte peso a centrali nucleari e centrali a carbone.
La cancelliera Angela Merkel in vista delle elezioni federali dello scorso anno si era detta favorevole ad un prolungamento della durata di vita dei reattori nucleari tedeschi, fintanto che le energie rinnovabili non avessero raggiunto uno sviluppo tale da assicurare l’approvvigionamento elettrico del Paese. Si trattava di una chiara inversione di rotta rispetto alla politica energetica concordata nella precedente legislatura, quando la CDU-CSU della cancelliera era alleata con i socialdemocratici (SPD) e aveva pattuito il progressivo smantellamento delle centrali nucleari esistenti. Ma i politici, si sa, spesso mutano le proprie convinzioni in base agli umori popolari. E la nuova coalizione di governo tra cristiano democratici (CDU-CSU) e liberali (FDP), a meno di un anno di distanza dall’insediamento al potere, sta vistosamente perdendo consensi a causa dei continui litigi interni sul programma di governo. Particolarmente duri gli attriti sugli sgravi fiscali, sostenuti a spada tratta dalla FDP e non ancora messi in pratica dalla Merkel a causa del deterioramento dello stato dei conti pubblici. E così da un sondaggio realizzato dall’autorevole «Institut Allensbach» e reso pubblico la scorsa settimana, risulta che, per la prima volta dal 2005, la SPD sorpassa con il 32% dei consensi (23% nelle elezioni del 2009) la CDU-CSU della Merkel scesa al 31% delle preferenze rispetto al 33,8% incassato nel voto federale dello scorso autunno. Un vero e proprio tonfo lo registrano poi i liberali di Guido Westerwelle (dal 14,6 al 6%), mentre salgono considerevolmente le preferenze per i Verdi che passano dal 10,7% ottenuto alle urne lo scorso anno all’attuale 17%.
Se a ciò si aggiunge che, sempre da recenti sondaggi, la maggior parte dei tedeschi si dice contraria al prolungamento dell’attività produttiva delle centrali nucleari del Paese, è facile intuire l’origine delle contraddizioni mostrate dalla Merkel nella gestione della politica energetica nazionale. Dopo aver fatto suo il principio dell’estensione dello sfruttamento delle centrali nucleari nazionali, la cancelliera tedesca ha ora in progetto una tassa sul nucleare per rimpolpare le casse pubbliche e allo stesso tempo promuovere le energie rinnovabili. Se il progetto andasse in porto, la tassazione del nucleare apporterebbe annualmente allo Stato tedesco, a partire dal 2011, introiti addizionali per oltre due miliardi di euro. Ma se l’idea piace a chi nella CDU, come il ministro dell’Ambiente Norbert Röttgen, punta ad una rapida uscita dal nucleare grazie allo sviluppo delle energie rinnovabili, i piani della Merkel fanno inorridire non solo i responsabili delle centrali nucleari, ma anche imprenditori di peso dell’economia tedesca che temono un aumento del costo dell’energia in Germania a seguito dell’introduzione della nuova tassa. Tanto è vero che negli scorsi giorni hanno pubblicato sui principali quotidiani tedeschi un annuncio a tutta pagina in cui criticano duramente la politica energetica del governo. Per la Merkel, che punta ad ampliare dall’attuale 16,3% al 38,6% nel 2020 la copertura del fabbisogno energetico nazionale con fonti rinnovabili, la battaglia si fa rovente.
  

24.08.2010 - 05:56
Osvaldo Migotto
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