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Commenti CdT | Commento | Elezione CF - 1 set 2010 05:00

Les jeux (ne) sont (pas) faits

di JEAN-PIERRE BONNY* - Il prossimo 22 settembre l’Assemblea federale deciderà chi saranno i successori di Moritz Leuenberger e Hans-Rudolf Merz in Consiglio federale. I giornali debordano di commenti, previsioni e speculazioni. Tanta messe di spunti giornalistici non ha prodotto finora chiarezza bensì confusione e incertezza nei cittadini. A questo risultato conduce anche in modo sostanziale la messinscena dei partiti politici. Scopo del mio intervento non è quindi di allungare la lista dei pronostici bensì di fornire, come spunto di discussione, il frutto della mia esperienza  (ho vissuto 13 elezioni di consiglieri federali).
Azzardo la convinzione che nella legislatura 2007-2011 abbiamo  vissuto – dal punto di vista della collaborazione e dell’omogeneità – il peggior Consiglio federale dagli anni Venti del secolo scorso. Se i danni di questa situazione sono stati contenuti, ciò è dovuto soprattutto al buon lavoro svolto dai predecessori nella compagine governativa.
Sarebbe illusorio credere che le lacune possano essere colmate con ritocchi istituzionali in seno al collegio governativo. Ancor più importante sarà il fatto che il Consiglio federale, tramite le elezioni del 2010 (e speriamo quelle del 2011) possa diventare un vero team di uomini e donne competenti e capaci di una forte conduzione. E rispettosi gli uni degli altri. In questo senso ci troviamo alla vigilia di elezioni decisive per il futuro del nostro Paese e del nostro popolo.
Cosa ciò significhi concretamente, l’ho sperimentato da vicino alla fine degli anni Settanta e all’inizio degli anni Ottanta, quando ero direttore dell’ex UFIAML. Nonostante divergenze politiche consistenti, il Consiglio federale funzionava in modo eccellente. Il motivo è a dire il vero assai banale. All’interno del gremio, a dare il tono erano due consiglieri federali legati da una camerateria di lunga data, che verso l’esterno si muovevano in modo piuttosto riservato. La mattina erano usi prendere la colazione assieme all’Hotel Bellevue. Si trattava di Fritz Honegger, liberale radicale alla testa del Dipartimento dell’economia, e di Hans Hürlimann, popolare democratico, a capo del Dipartimento dell’interno. In questa sede le decisioni importanti del Consiglio federale venivano confrontate in funzione della ricerca di un consenso. Quando i problemi erano particolarmente delicati dal punto di vista politico, alla colazione partecipava anche il consigliere federale socialista Willy Ritschard, a capo del Dipartimento delle finanze. Si potrebbero certo sollevare parecchie obiezioni nei confronti di questo modo di fare. Ma esso aveva un grande vantaggio: funzionava! La condizione sine qua non era comunque una sola: in Consiglio federale sedevano le persone giuste.
Se è plausibile che in un Paese federalista e plurilingue come la Svizzera entrino in gioco, in un’elezione del Consiglio federale, criteri diversi, è tuttavia realistico ritenere che non tutti possano essere ossequiati sempre contemporaneamente. Per questa ragione in occasione della prossima elezione, la legittima rivendicazione della Svizzera italiana non potrà essere ottemperata. In questa elezione – bisogna avere il coraggio di dirlo chiaramente – conta anzitutto la personalità dei candidati. Non possiamo annacquare i severi criteri di scelta dei futuri consiglieri federali con altre condizioni, siano esse la regione linguistica o la confessione. La posta in gioco è troppo elevata. A che serve, infatti, una composizione particolarmente equilibrata e omogenea, se non sono dati i requisiti di competenza e di personalità necessari per un lavoro efficiente del collegio governativo?
Uno sguardo alle candidature in campo mostra in modo rallegrante che il livello è abbastanza elevato, migliore rispetto a un recente passato. In casa liberale radicale ci sono due candidati di spicco, Johann Schneider-Ammann e Karin Keller-Sutter, con qualche punto in più per il primo. Ambedue rispondono ad un profilo esigente: capacità di lavorare in un team, esperienza manageriale, capacità di conduzione, profilo politico chiaro. È peccato che le circostanze politiche non permettano ad ambedue di accedere al Consiglio federale.
Nel Partito socialista si sono fatte avanti quattro donne: tutte rispettate o come parlamentari o come consigliere di Stato. Il giudizio sul loro valore deve tener conto di due riflessioni fondamentali. 1) È assolutamente secondario  il fatto che una candidata svolga in modo efficiente il proprio lavoro di parlamentare e sia consapevole dell’importanza dei media. Il compito di un legislativo e quello di un esecutivo sono due paia di scarpe completamente diverse fra di loro. Non mancano gli esempi di deputati che non hanno convinto come consiglieri federali e, viceversa, di non parlamentari che hanno svolto un eccellente lavoro in Governo (penso ad esempio ai consiglieri federali Brugger e Schaffner). 2) Ciò che conta, credo, è il posizionamento chiaro e trasparente di un candidato. Per esperienza posso dire che i parlamentari borghesi tendono in generale – a ragione o a torto – a privilegiare candidati socialdemocratici che seguono una linea meno profilata. Anche qui non mancano gli esempi di come questo calcolo sia raramente concludente. Questi consiglieri federali dovranno infatti giustificarsi – talvolta in circostanze assai dure – nei confronti del loro partito. La candidata Simonetta Sommaruga – prediletta dei media - mi fa pensare ad un simile scenario. Nell’imminenza dell’elezione ha corretto il suo profilo politico verso sinistra. A scapito della credibilità, Sommaruga ha assunto posizioni che sono contraddittorie. Da una parte propugna un’adesione all’UE, dall’altra vorrebbe difendere gli interessi dei consumatori in Consiglio federale. Mi si permetta un’osservazione: l’adesione all’UE implicherebbe un tasso IVA di almeno il 15%. Raddoppiare l’imposta sul valore aggiunto si ripercuoterebbe immediatamente sui consumatori. Questo calcolo non viene fatto anche se passerebbe molto bene sulla stampa.
Per il funzionamento del Governo sarà inoltre di grande importanza una decisione che sarà presa dopo il 22 settembre: si tratta dell’assegnazione dei Dipartimenti. In questa circostanza bisognerà tener conto dei punti di forza e di debolezza dei membri dell’esecutivo. La consigliera federale Doris Leuthard è un’eccellente comunicatrice ed è brillante sul fronte internazionale. Il risultato del suo lavoro al Dipartimento dell’economia è meno convincente. Ci sono alcuni dossier che lasciano a desiderare. Penso al servizio civile, alla nuova politica regionale (il Ticino se ne accorgerà amaramente) e alla politica agraria. I partiti borghesi devono tener conto del fatto che il DFE ha perso importanza. Invece, quello diretto fin qui da Moritz Leuenberger ha sensibilmente acquistato importanza. Il DATEC è oggi, insieme a quello delle finanze, il Dipartimento più importante. In questa circostanza occorrerebbe anche mettere sotto la lente le conventicole rosse assecondate da Leuenberger. Penso soprattutto all’Ufficio federale dell’energia che per il futuro del nostro Paese rappresenta un punto di coordinamento estremamente importante. Insomma: ci attendono tempi assai emozionanti.

*già consigliere nazionale

1.09.2010 - 05:00
Jean-Pierre Bonny | Aggiornamento: 16 set 2010 08:02
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