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Commenti CdT | Commento - 3 set 2010 06:00

Il Paese naviga anche contro vento

di LINO TERLIZZI - I dati sull’incremento del Prodotto interno lordo in Svizzera nel secondo trimestre di quest’anno si prestano ad alcune considerazioni di fondo sul quadro dell’economia elvetica. Il +3,4% su base annua messo a segno dal PIL elvetico rappresenta una conferma di una solidità che permane, nonostante i colpi subiti negli anni scorsi. Questo non vuol dire che tutto sia rosa, esistono problemi che non vanno sottovalutati. A partire da un rialzo del franco svizzero che da un lato è un segnale positivo per la piazza finanziaria e per il sistema Paese ma che dall’altro, se andasse troppo in là, potrebbe creare ostacoli all’export ed all’economia nel suo complesso. Ed a partire da un mercato del lavoro che ha bisogno certamente di miglioramenti più marcati.
Ma c’è una bella differenza tra lo scenario attuale, pur non privo di rilevanti problemi, e quello decisamente più negativo che molti ritenevano prevalente sino a qualche tempo fa. Non tutto è risolto, ma le cifre di metà anno dimostrano che l’economia ha in sé anche forze di reazione non indifferenti.
Tornando all’analisi dei dati, il PIL svizzero è cresciuto nel secondo trimestre 2010 dello 0,9% rispetto al primo trimestre e come visto, del 3,4% in rapporto al secondo trimestre del 2009. Per avere un’idea della consistenza di questo aumento, basta guardare a quanto accade nelle principali aree sviluppate nel mondo. Nell’Unione europea, ad esempio, le percentuali rispettive di incremento del PIL sono 1% e 1,9%. Negli Stati Uniti ci sono alcune incertezze legate soprattutto alle dinamiche del mercato immobiliare ed alla possibilità o meno di creare un maggior numero di posti di lavoro. La crescita economica negli USA senz’altro ora c’è, ma non sembra per ora essere più robusta di quella svizzera. In pratica, l’economia elvetica è andata meglio del previsto ed il PIL reale è tornato al livello precedente la crisi, cioè quello del primo semestre del 2008.
Si può obiettare che nel 2009 si era caduti molto in basso e si poteva solo risalire, ma questo vale allora anche per gli altri Paesi sviluppati. Dietro il miglior andamento svizzero ci sono in realtà tre elementi principali. Anzitutto il mix di industria e finanza che è caratteristico dell’economia elvetica e che consente una diversificazione che ammortizza molti colpi subiti durante i periodi di crisi e consente un miglior rilancio nelle fasi di ripresa. Spesso, anche a livello internazionale, viene sottovalutato il contenuto anche industriale dell’economia svizzera.
Poi, la resistenza per alcuni aspetti inattesa dello stesso sistema bancario, che nonostante la dura crisi UBS del 2008-2009 , i molti attacchi al segreto bancario, gli effetti di amnistie e scudi fiscali, è riuscito nel suo complesso a reggere le posizioni, tanto che a metà 2010 la gran parte delle banche elvetiche attive nella gestione di patrimoni registrava nei bilanci un afflusso netto di capitali.
Infine, le incertezze sui mercati finanziari e la crisi greca di inizio anno, con i suoi anessi e connessi, hanno accentuato la tendenza di molti investitori a puntare parte delle loro carte sul franco svizzero come moneta rifugio, con riflessi positivi sulla piazza finanziaria ma anche, indirettamente, sul sistema Paese.
Come si diceva, non tutto è rosa ed in particolare vi sono due ostacoli sulla via della continuazione di una forte ripresa economica. Il primo è il quadro internazionale, nel quale convivono sia elementi di ripresa sia elementi che possono portare ad alcune battute d’arresto. I prossimi mesi saranno importanti per la comprensione della velocità di marcia dei Paesi sviluppati e per la tenuta dei grandi Paesi emergenti, come Cina, India, Brasile, Russia, che ora stanno crescendo a ritmi sostenuti e che sono quindi un motore non secondario per gli scambi economici che ovviamente toccano anche la Svizzera. Il secondo è nuovamente il franco svizzero, che è molto salito sull’euro ed in parte anche sul dollaro. Sin qui questo rialzo non ha molto danneggiato l’export di beni e servizi, perché la qualità elvetica è elevata, ed ha nel contempo aiutato l’import.
Ma a tutto c’è un limite, come la Banca nazionale ha più volte ribadito, ed è giusto tenerlo presente. L’aumento del PIL elvetico nel secondo trimestre è stato sostenuto soprattutto dalla domanda interna, da maggiori attività di investimento. L’espansione dell’export è sì continuata ma si è anche un po’ attenuata. È bene dunque non abbassare la guardia sull’insieme di questi problemi. Senza negare però le evidenti buone capacità di reazione messe in mostra sin qui, nonostante tutto, da un’economia elvetica e da un sistema Paese che hanno dovuto affrontare una rara concentrazione di difficoltà negli ultimi anni.

3.09.2010 - 06:00
Lino Terlizzi
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