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Commenti CdT | Commento -  26 gen 2012 05:00

Se la realtà buca lo schermo

di EMANUELE GAGLIARDI - È partito, come spesso accade, da lontano, in Italia, nella zona di Reggio Emilia, vicino al paesello caro a Guareschi, Brescello (Barcèl nel dialetto locale, Bercèl nel dialetto reggiano) e ai suoi eterni amici-nemici Peppone e don Camillo: poi ha attraversato la Lombardia. Non si è annunciato in frontiera ed è entrato in Ticino. Il suo arrivo non è passato inosservato: in diversi lo hanno avvertito, soprattutto nel Sottoceneri.
C’era chi era al lavoro, chi si apprestava ad uscire di casa. Per loro momenti di preoccupazione. Qualche minuto di paura, c’è chi è uscito all’aperto e poi, cessato l’allarme, tutti ad ascoltare i notiziari e a guardare i siti Internet, a commentare. Insieme a chi aveva vissuto quegli attimi di paura, di stupore, anche coloro che non si erano accorti di nulla. Perché non erano in una zona sensibile, perché probabilmente stavano pensando ad altro, perché, probabilmente, non avevano dato peso a quella strana sensazione avvertita per qualche secondo. Adesso, eccoli lì a meravigliarsi di quanto raccontato, dell’eccessivo clamore dato ad un evento che, in fondo, il Ticino lo ha solo sfiorato. Che non ha causato danni e morti come altri gravi eventi naturali. Qualcuno ha parlato di isteria, di eccessiva preoccupazione. Intanto i notiziari e i siti Internet, continuavano a macinare notizie, interviste ad esperti, a raccogliere testimonianze.
Ci ha colpito il racconto di un anziano falegname di Mendrisio. Stava lavorando nel suo laboratorio ed all’improvviso ha sentito tintinnare tutti gli attrezzi appesi al muro. Poi ha visto gonfiarsi la sacca (l’apparecchio era spento) per raccogliere la polvere quando lavora il legno. «Sembrava che dentro ci fosse una persona che andava in bicicletta. Mi sono spaventato».
Da diversi giorni il dramma della nave da crociera Concordia tiene banco sulla stampa, sulle televisioni italiane ed estere. Le navi che naufragavano, che si inabissavano facevano notizia, una volta, attraverso il telegrafo. Occorreva aspettare giorni prima di avere notizie dettagliate, i racconti dei testimoni, degli scampati raggiunti dai soccorritori. Adesso, invece, è tutto in diretta. Una volta le navi naufragavano in mezzo al mare; adesso no, naufragano sulla costa, sotto gli occhi di tutti.
La vicenda della nave Concordia ha portato in tutte le case, quasi in tempo reale, il dramma vissuto da migliaia di persone, filmate in primo piano con i telefonini mentre si accalcavano in cerca di salvezza sui ponti della nave, riprese dall’alto e paragonate a formiche mentre si calavano una ad una verso l’agognata meta. Bambini, donne, uomini disperati che si muovevano mentre i messaggi radio dicevano di stare tranquilli, che si trattava di un guasto elettrico. E la gente lì a guardare, ad ascoltare storie incredibili, comportamenti inaccettabili da parte di chi doveva preoccuparsi della salvezza degli ospiti a bordo.
Una volta si parlava di realtà romanzesca. Adesso le immagini dimostrano come e quanto sia facile passare da momenti di spensieratezza ad attimi di paura, di terrore, di attesa. Il Ticino, rassicurano gli esperti guardando alla storia, non è regione di terremoti. Però chi ieri si trovava ai piani alti dei palazzi schiaffeggiati dalle onde residue del sisma magari per un attimo ha pensato al ponte della Concordia. Mentre quella nave si stava inclinando alcuni camerieri cercavano di riapparecchiare la tavola squassata dall’urto sullo scoglio dicendo ai presenti che la cena sarebbe stata servita di nuovo più tardi. Il paragone potrebbe sembrare azzardato ma quando si vivono certe sensazioni, si pensa magari al peggio, a quello che non avrebbero mai pensato gli ospiti della Concordia mentre quella sera si stavano sedendo al tavolo per la cena.
Tutto è durato pochi secondi ieri mattina in Ticino. Poi la vita è ripresa. Tra chi non lo ha avvertito, qualcuno ha voluto comunque dire la sua su Facebook: magari criticando l’eccessivo clamore suscitato da un evento che, alla fin fine, non ha causato seri danni. Un altro modo di vivere il terremoto. In ritardo.

26.01.2012 - 05:00
Emanuele Gagliardi | Aggiornamento: 26 gen 2012 07:08
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