

di EMANUELE GAGLIARDI - Adesso, finalmente (almeno si spera) dovranno andare a fare provviste in modo regolare nei negozi o nei grandi magazzini vicini alle loro attività commerciali: parliamo dei gerenti o dei proprietari degli oltre 70 esercizi pubblici e ristoranti della regione di Zurigo, della Svizzera orientale e dei Grigioni finiti nella maxinchiesta condotta dalla Sezione antifrode delle direzioni di Lugano, Sciaffusa e Basilea, di cui parliamo a pagina 9 e che ha alzato il sipario su un traffico di 56 tonnellate di generi alimentari di contrabbando.
Qui non si tratta più del furbetto che nel traffico viaggiatori cerca di importare mezzo chilo di carne rossa in più, qualche bottiglia di olio e di vino oltre i limiti del consentito: questa volta ci troviamo di fronte ad una catena di contrabbando in grande stile che serviva, proprio come fanno i fornitori ufficiali (pur non essendolo), ristoranti ed altri esercizi pubblici. Basta guardare le fotografie che le Dogane hanno allegato al loro comunicato stampa per rendersi conto che si trattava di rifornimenti in grande stile di salumi, carne, olio alimentare e bevande alcoliche. Tutta merce entrata dai valichi del Mendrisiotto. Una volta, non molti anni fa, di merce di contrabbando ne usciva invece, a fiumi, verso l’Italia.
I contrabbandieri seguivano le cosiddette piste di “Ho Chi Mihn” trasportando merce di ogni genere: sigarette, caffè, apparecchi elettronici, ecc. Altri, invece, percorrevano le montagne, altri ancora attraversavano la Tresa, trasportando su zattere la merce in questione. Adesso ci si muove più volentieri in auto, o alla guida di furgoni, cercando di passare da un valico secondario, sperando di non trovare sul proprio cammino le guardie di confine, né prima, in dogana, né dopo ad un posto arretrato di controllo. L’importante è arrivare in fretta a destinazione con la carne, con gli altri prodotti. Senza preoccuparsi troppo se, nel caso per esempio di carne congelata, si interrompe la catena del freddo, essendo i mezzi di trasporto utilizzati dalla banda privi di impianti refrigeranti. E così è capitato di trovare quasi 150 chili di carne ammassati nel bagagliaio. Le guardie di confine potrebbero scrivere un libricino, che andrebbe a ruba, con le frasi che si sono sentite dire da chi è stato pescato con il baule pieno. Lasciamo perdere chi tace, chi diventa rosso, chi balbetta frasi che non si capiscono. Una volta un tizio fermato con 150 litri di whisky disse che servivano per il matrimonio della figlia: alla salute. La giustificazione che va per la maggiore è: «Si tratta di merce destinata ad una festa». La persona intercettata quindi muove la testa quasi per dire alla guardia: «Adesso non rovinarmela tu la festa». Non pochi coloro che spiegano di non conoscere la legge, di non leggere i giornali, di non guardare la televisione. Giustificazioni che lasciano il tempo che trovano, compresa quella di chi spera in un atto di clemenza dicendo: «È la prima volta...». Gli agenti ascoltano, rispondono, verbalizzano. Il traffico, questo traffico, adesso è stato interrotto ma prima o poi riprenderà, se non è già ripreso. Si avvicina la primavera, poi arriverà l’estate, tempo di gelati. In Svizzera si può importare al massimo un litro di panna, oltre questo quantitativo si devono pagare 16 franchi al litro più l’IVA. Ecco che d’estate in alcuni bagagliai vengono trovati litri e litri di panna di contrabbando. E anche stavolta scattano le sanzioni di rito. Adesso, però, siamo in inverno. Le guardie sono sempre lì, anche se non ci sono (perché magari le incontri ad un posto arretrato di controllo) a vigilare. Se hanno qualche sospetto, scattano gli accertamenti. Se sei in auto o se transiti a piedi da un valico. Hanno facoltà anche di perquisirti. E anche qui le sorprese non mancano. Una volta a Chiasso venne fermata una signora che voleva entrare a piedi in Svizzera. Bella, avvolta in una calda pelliccia, venne invitata, una volta raggiunto l’ufficio, a togliersela. Era un po’ imbarazzata. Non aveva merce di contrabbando: solo che sotto la pelliccia indossava il costume da bagno, un due pezzi. «Devo andare qui vicino» disse alla persona in divisa che stava di fronte a lei.
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