

di MAURO ROSSI - Prima Emma Marrone, seconda Arisa, terza Noemi; Nina Zilli scelta quale rappresentante italiana all’Eurosong di Baku e Geppi Cucciari autrice dei più brillanti interventi umoristici.
È stato un autentico Sanremo al femminile quello che si è concluso sabato sera al Teatro Ariston in orari stranamente ragionevoli (poco più dell’una di notte – quasi una prima serata per le abituali tempistiche festivaliere). Una presenza «in rosa» che, volendo, potremmo completare citando Belen Rodriguez e la sua piccante «farfallina» inguinale che tante polemiche ha suscitato, provocando l’indignazione addirittura di un ministro (donna); con Ivana Mrazova e il succinto centrotavola in pizzo con cui sabato sera ha fatto cadere le mascelle a buona parte del’audience maschile, ma anche con Lorenza Lei, la presidentissima della RAI che, pur non essendo mai apparsa in video, ha marcato più di ogni altro la rassegna, «commissionandola» dopo il contestato avvio di martedì e imponendo quel tono sobrio che ha caratterizzato le altre serate.
La 62. edizione del Festival della canzone italiana va in archivio dunque con l’appellativo di «Festival delle donne», nel quale i «maschietti» non hanno fatto grandi figure. A partire da Celentano che avrà sì fatto impennare gli ascolti, ma ha dimostrato di essere alla frutta non tanto come cantante (lì se la cava ancora bene) quanto come pseudo santone-predicatore, tanto che sabato, nella sua attesissima contro-replica, non ha convinto neppure il prezzolato pubblico dell’Ariston che l’ha sonoramente coperto di fischi. Non è uscito alla grande dall’interminabile kermesse Gianni Morandi, non tanto per le sue qualità di showman (sempre elevatissime), quanto per l’ostinata e anche un po’ patetica difesa ad oltranza del «molleggiato» che l’ha fatto apparire simile a quel soldatino giapponese sull'isola tropicale che non ne voleva sapere che la guerra era finita. E una grandissima figura non l’hanno fatta né la sua «spalla» Rocco Papaleo né altri comici maschili né il lotto virile dei cantanti che, nel complesso, non ha retto il confronto con le colleghe in quanto a personalità nell’interpretare le proprie canzoni.
E a proposito di canzoni: Sanremo 2012 ha dimostrato alcune cose: che dai tanto vituperati «talent» sono usciti una schiera di artisti che di «talent» ne hanno da vendere (Emma, Noemi, Carone, ma anche il vincitore tra i Giovani, il quindicenne Alessandro Casillo) e che, se ben guidati, hanno le carte in regola per garantire al pop italiano un discreto futuro; che la musica in Tv funziona ancora, se proposta in modo intelligente (gli oltre 12 milioni di telespettatori rimasti incollati al piccolo schermo durante la serata di giovedì – per altro costata un'inezia: poco più di 100 mila franchi! – lo confermano) e che, soprattutto, il Festival di Sanremo ha ancora un suo bel mercato nell’ambito dell'intrattenimento nazional-popolare: gli basta qualche piccolo aggiustamento, magari dal profilo delle votazioni, sin troppo macchinose, e sarà tranquillamente capace di andare avanti, almeno fino all’età… legale della pensione.
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