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Commenti CdT | Commento -  9 lug 2012 05:05

Nel giardino la leggenda rinverdisce

di PARIDE PELLI - Roger Federer che trionfa per la settima volta a Wimbledon e torna numero uno al mondo a trent’anni suonati, dopo aver lasciato il trono nel giugno del 2010, è una pagina di sport memorabile, un evento straordinario che soltanto il più grande genio della racchetta poteva raccontarci. Perché dopo il diciassettesimo successo in singolare in un torneo del Grande Slam (nessuno come lui) diventa impossibile anche solo pensare che qualcuno possa essere stato migliore di Roger: e a confermarlo è il fatto che l’elvetico da oggi stabilirà pure il record di longevità in testa alla classifica ATP, dapprima uguagliando e poi (con ogni probabilità) strappando l’ennesimo primato al suo mito, l’americano Pete Sampras.
È da quell’eliminazione nei quarti di finale a Roland Garros di due stagioni or sono – coincisa proprio con il sorpasso ai suoi danni nel «ranking» di Rafael Nadal e in seguito di Novak Djokovic – che Federer veniva annunciato sul viale del tramonto, sempre più in difficoltà davanti alla potenza straripante dello spagnolo e al crescendo entusiasmante del serbo, entrambi campioni più giovani e rampanti di lui. Ma Roger, dall’alto del suo talento cristallino e della sua classe inimitabile, non si è mai arreso: semplicemente, attendeva l’occasione giusta per proseguire il suo capolavoro, per rinverdire la sua leggenda. E l’occasione si è presentata, puntuale, nel giardino che più ama, quello dell’All England Club, soprattutto dopo la prematura eliminazione di Nadal, l’unica sua «bestia nera», colui che nel 2008 osò interrompere la sua striscia di cinque trionfi filati a Wimbledon, gettandolo – quella volta sì – nello sconforto. Senza il maiorchino tra i possibili avversari (ma l’avrebbe eventualmente incrociato solo nell’atto conclusivo) Federer si è definitivamente convinto che la vittoria fosse possibile: ed è stato allora più forte sia dei problemi alla schiena che l’hanno condizionato nella seconda settimana, sia dell’ormai ex numero 1 Djokovic (che ha domato in semifinale) sia di Andy Murray, il beniamino di casa sul quale erano riposte tutte le speranze del Regno Unito, in attesa di un titolo a Wimbledon da qualcosa come 74 anni. Vedere Roger che dopo la palla di match si lascia cadere con leggerezza sul «suo» campo, in un gesto di sfinimento misto a incredulità, che si lascia sfuggire qualche lacrima di gioia in mezzo a tanti timidi sorrisi, che alza con compostezza la coppa al cielo e poi trova le parole giuste per rincuorare l’avversario e per strappare gli applausi d’ammirazione del pubblico di Wimbledon (schierato per la prima volta non dalla sua parte!) fanno tornare alla mente le immagini delle primissime vittorie, in particolare quelle londinesi: nulla da allora sembra essere cambiato, ma come Federer ha ricordato al microfono nell’immediato dopo-partita «in realtà molte cose sono accadute». Il riferimento è alla sua vita privata, al matrimonio con Mirka ma soprattutto alla nascita delle due gemelline Myla Rose e Charlene Riva, portate teneramente nel suo box al termine della vittoriosa finale. È il primo dei sette Wimbledon che papà può dedicare loro: con orgoglio, consapevole e speranzoso che potrebbe non essere l’ultimo. Già, perché Federer tra poco meno di un mese tornerà a dispensare perle di tennis sempre sull’erba londinese, per cercare di conquistare uno di quei pochissimi titoli che ancora manca nel suo palmarès: regalarsi e regalare anche una medaglia d’oro olimpica nel singolare alla Svizzera rappresenterebbe probabilmente la chiusura del cerchio, a meno che il fatto di essere tornato sul tetto del mondo non lo convinca ad andare avanti per qualche altro anno, addirittura – perché no? – sino a Rio de Janeiro 2016. Questo potrebbe diventare il dilemma di Roger, soprattutto se dovesse arrivare anche un (non utopico) titolo ai Giochi di Londra. Lui a domanda precisa su un eventuale ritiro ha in ogni caso risposto sempre nello stesso modo: «Giocherò finché mi emoziono e mi diverto». E noi con lui.

9.07.2012 - 05:05
Paride Pelli | Aggiornamento: 9 lug 2012 08:16
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