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Commenti CdT | Commento -  25 ago 2012 06:05

È meglio non fare raffronti

di EMANUELE GAGLIARDI - È una frase fatta, che brilla d’attualità, riposta, quando tutto è tranquillo, nella naftalina e tolta sempre al momento opportuno. Soprattutto quando la situazione ha raggiunto i livelli di guardia: la pronunciano, spesso, puntuali, alcuni tra gli addetti ai lavori (poliziotti e magistrati) interpellati dai giornalisti in occasione di momenti critici dovuti al ripetersi di episodi di criminalità in Ticino (leggi furti, rapine, scippi, truffe). Una frase che, alla fine del discorso, suona pressappoco così: «Ricordiamoci, però, che nel nostro Cantone la situazione a livello generale è ancora tranquilla, vivibile, soprattutto se raffrontata con la realtà di alcuni Paesi confinanti».
Una frase fatta, certo, magari anche abusata ma che corrisponde alla realtà. La riprova? Arriva da una elaborazione sulla criminalità pubblicata da «Il Sole 24 Ore» sulla base degli ultimi dati raccolti dal Ministero dell’interno italiano concernente i delitti denunciati dalle forze di Polizia all’autorità giudiziaria. In Italia, dopo tre anni di flessione, nel 2011 i reati sono aumentati a 2,76 milioni contro i 2,62 milioni del 2010: sono cresciuti del 21% i furti nelle case e le rapine. Milano veste la maglia nera: ha la più alta incidenza di reati in rapporto alla popolazione. E in Ticino? Fatte le debite proporzioni, il quadro è decisamente meno fosco, dati alla mano. E poi, ogni tanto, qualche malvivente finisce nelle mani della Polizia. È vero. È vero anche che le aggressioni, le rapine nelle abitazioni e i furti con scasso toccano nervi scoperti della popolazione che vuole vivere in modo tranquillo e il più sereno possibile la propria intimità domestica. La Polizia e coloro che sono preposti al controllo delle frontiere fanno il possibile per garantire l’ordine e la sicurezza, ognuno rivestendo il proprio ruolo. Ma il crimine, non di rado, riesce a passare le maglie dei controlli ed agisce in modo sfrontato. Le verifiche scattano in modo puntuale ma non sempre il risultato è soddisfacente. Dati confortanti arrivano dai consuntivi mensili delle guardie di confine che riescono a bloccare decine e decine di persone ricercate a vario titolo da numerose autorità, svizzere o di altri Paesi. Ma i furti e le rapine avvengono e fanno discutere. Che fare? L’autorità politica ha gli strumenti per intervenire. Polizia (organici permettendo) e magistratura faranno il resto.
La Procura attualmente è anche impegnata nell’operazione contro la prostituzione illegale che da anni proliferava in Ticino. Tanti bordelli chiusi e numerose lucciole alla ricerca di nuove alcove, anche dentro edifici abitati da cittadini che nulla hanno da spartire con quel particolare mondo. Convivenze difficili, che non aiutano e che creano ancora insicurezza nella popolazione. In attesa dell'annunciata legge (la seconda) sulla prostituzione. C’è bisogno di nuove regole e presto. Il mondo dei bordelli, soprattutto quando non è tenuto sotto stretto controllo, può attirare persone legate alla criminalità. E a rimetterci sarà sempre il cittadino. Da non dimenticare poi, ed è già accaduto in passato, che la malavita, quando le si stringono i panni addosso (magari nel Nord Italia), cerca zone più tranquille dove operare. Meglio quindi non fare troppi raffronti con quel che accade nei Paesi vicini, ma operare al meglio in zona per evitare cattive sorprese, magari a breve.

25.08.2012 - 06:05
Emanuele Gagliardi | Aggiornamento: 25 ago 2012 09:53
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