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Commenti CdT | Commento -  27 ago 2012 06:08

Mario Monti e i Parlamenti

di TITO TETTAMANTI - Recentemente, in un’intervista al settimanale tedesco «Der Spiegel», il presidente del Consiglio italiano Monti ha detto che i Parlamenti operano troppo lentamente e talvolta ostacolano il lavoro dei Governi. Le affermazioni hanno sollevato un coro di critiche indignate di politici e media, specie in Germania.
Francamente non capisco il motivo di tale levata di scudi. Mario Monti è un tecnocrate (e il termine non vuole avere nessuna connotazione negativa) ed ha dato il meglio di sé quale autorevole commissario europeo, anche se le sue idee e conseguenti politiche (in materia fiscale e di monopoli) non necessariamente erano condivisibili e non meritavano sempre la qualifica di liberali. Che le ruote dei Parlamenti macinino lentamente è risaputo, che le faide nei Parlamenti e nei partiti siano diffuse, pure. Il tecnocrate, pur democratico, è spesso indispettito da quella che (a torto o ragione) considera l’incompetenza e talvolta l’indolenza dei politici, come pure l’eccessivo legame ad interessi locali e particolari. Talvolta la distinzione tra parlamentare e lobbista non è molto netta. Che la classe politica dei nostri giorni sia ampiamente squalificata è sotto gli occhi di tutti. Movimenti civici, leghe, partiti antieuropei, formazioni populiste, sono sorti in molti Stati e sostanzialmente esprimono l’insoddisfazione (anche per promesse irresponsabili che ora non si possono più mantenere) e sottolineano il discredito. Ma il presidente Monti è anche un convinto europeista, sostanzialmente è stato voluto alla testa del Governo non dalla politica italiana, sfinita e poco presentabile, ma da Bruxelles. Quale convinto europeista e quale autorevole membro della tecnocrazia e burocrazia dell’UE, ha condiviso (e condivide) una costruzione che non può essere certamente definita democratica, nella quale i cittadini dei Paesi europei hanno poco o nulla da dire, con un Parlamento le cui funzioni sono molto limitate e che si sfoga diventando la camera delle chiacchiere o di provvedimenti declamatori e di dubbia utilità. È inutile prendersela con Monti, che forse un po’ troppo candidamente, evitando ipocrisie e diplomatiche perifrasi, ha detto quello che lui e moltissimi dei suoi colleghi europeisti pensano. È l’idea di un’Europa gestita tecnocraticamente, libera da eccessivi lacci ed impacci della politica democratica e che dovrebbe essere in grado di supplire alle gravi carenze (e ce ne sono) di cui le classi politiche nazionali sono responsabili. La pesante crisi nella quale si dibatte l’UE ed alla quale si aggiunge la crisi del debito pubblico con l’euro, figlio di un’azzardata e infelice mossa politica che ha voluto ignorare e sfidare le leggi dell’economia, impone una scelta che le incertezze, i tatticismi, i ritardi e gli intrighi dei Governi europei non fanno che rendere più costosa e pericolosa. O un’UE poco democratica, gestita da tecnocrati e burocrati dei quali non vogliamo mettere in dubbio la capacità, con limitatissimi diritti dei cittadini, possibilmente influenzata (dominata?) dalla Germania, quale corrispettivo per il fatto di dover pagare per tutti e accollarsi all’infinito (vedi i rapporti Nord-Sud Italia) i debiti del Sud, o l’onestà e l’umiltà di ammettere che ci si è sbagliati nella costruzione e bisogna ripartire da altre basi, quelle democratiche e dal basso verso l’alto e quindi di maggior coinvolgimento dei cittadini, del rispetto delle identità culturali e della nostra storia, evitando le gabbie tecnocratiche per realtà troppo diverse, nel rispetto del federalismo e di una effettiva sussidiarietà. Ma l’intera classe politica odierna (con poche eccezioni) non vorrà né potrà mai ammettere le degenerazioni che il continuo scontro per interessi di bottega, mal celato da formule equivoche e ipocrisie filologiche, hanno inflitto a un progetto partito sullo slancio di una visione generosa. I politici (e burocrati) preferiscono patteggiamenti, rinvii, cerotti, declamazioni, atteggiamenti da liquidatori concordatari in difficoltà, che non fanno altro purtroppo che accompagnare il declino dell’Europa.

27.08.2012 - 06:08
Tito Tettamanti
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