
di ANTONIO MARIOTTI - Lo abbiamo scritto a più riprese, citando come esempi positivi il Festival di Cannes o quello di Berlino: in un campo così complesso e delicato come quello del cinema e dell’audiovisivo a pagare è solo la continuità sul medio-lungo periodo. Con il quarantunenne francese Olivier Père il Festival di Locarno pensava di aver trovato la persona giusta per traghettarlo almeno fin dopo la metà di questo decennio, ma la notizia delle sue dimissioni, giunta ieri come un fulmine a ciel sereno, fa ripiombare la manifestazione ticinese nell’incertezza più totale e in quella logica del breve periodo (dopo i pochi anni di direzione di Irene Bignardi e di Frédéric Maire) che non è mai pagante.
In soli tre anni, Olivier Père è stato capace di dare nuovi stimoli a una manifestazione che sembrava aver, almeno in parte, esaurito la propria spinta propulsiva, sdoganando generi e personaggi che a Locarno erano assenti e ottenendo riconoscimenti importanti da parte degli addetti ai lavori, della critica e del pubblico. Il suo successore (uomo o donna che sia) non potrà che continuare a percorrere questo «doppio binario», inglobando cioè le forme del cinema più innovativo da una parte e le opere più vicine alla sensibilità del grande pubblico di Piazza Grande dall’altra. Un dualismo che Père ha contribuito a chiarire (con l’archiviazione dello slogan «Le vere star sono i film») ma che ha scelto di non approfondire ulteriormente. Una scelta di vita sicuramente meditata, che lo avvicinerà ancor di più al mondo della produzione cinematografica.
Ora c’è bisogno soprattutto di una totale concentrazione di energie da parte di chi il Festival di Locarno continuerà a farlo, giorno dopo giorno, in vista del prossimo 7 agosto ma anche della nuova sfida della tre-giorni primaverile tra cinema e letteratura. Dispiace soprattutto che l’ottimismo mostrato nelle scorse settimane (per la prima volta dall’inizio del suo mandato) dal presidente Marco Solari abia subìto un simile colpo inaspettato. Unica consolazione: due dei tre atout che vanta Locarno (la capacità organizzativa e la buona situazione finanziaria) rimangono intatti. E su questo si potrà continuare a costruire.
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