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Commenti CdT | Commento -  8 set 2012 06:06

Le mosse di Draghi e il futuro dell'euro

di ALFONSO TUOR - La Banca centrale europea mette in campo l’artiglieria pesante per combattere le aspettative di una spaccatura dell’euro. L’istituto diretto da Mario Draghi ha annunciato che procederà ad acquisti illimitati di titoli statali della durata fino a tre anni dei Paesi che hanno richiesto l’aiuto del Fondo salva-Stati e che rispettano le condizioni concordate per ridurre lo squilibrio dei loro conti pubblici. L’annuncio della BCE è stato accolto con grande entusiasmo da parte dei mercati finanziari che lo hanno giudicato come una mossa vincente contro la crisi che affligge l’euro. L’obiettivo dell’istituto di Francoforte non è solo ridurre i rendimenti che devono pagare i Paesi in difficoltà, ma anche combattere la crescente frammentazione del sistema finanziario europeo. Infatti, proprio a causa dei timori sul futuro dell’euro i sistemi bancari dei Paesi forti beneficiano della disponibilità di ingenti quantità di liquidità, mentre quelli dei Paesi deboli soffrono di una sua rarefazione.
Questo fenomeno è dovuto alla riduzione dell’esposizione delle banche tedesche, francesi, eccetera in titoli dei Paesi deboli e anche a una diminuzione delle loro attività di credito in queste economie. A tale scopo la Banca centrale europea ha ulteriormente diminuito i requisiti richiesti per l’accettazione di titoli in pegno in cambio di liquidità. Inoltre spera che con la diminuzione dei rendimenti dei titoli statali dei Paesi deboli cali pure il costo del denaro (i tassi di interesse sono nettamente superiori a quelli per ottenere un credito in Germania) che penalizza le loro economie. Ci si può ora domandare se queste mosse si riveleranno decisive.
Le decisioni della BCE allontanano il timore di un default improvviso di un Paese di Eurolandia e indubbiamente contrastano l’effetto perverso determinato dall’aumento del costo del denaro per Paesi già in difficoltà e alle prese con dolorosi programmi di risanamento delle finanze pubbliche. In pratica, risponde alla richiesta italiana di avere un meccanismo di intervento contro l’aumento del differenziale dei tassi di interesse tra Paesi deboli e virtuosi (il famoso spread).
Essa non risolve però il problema di politiche di austerità, fatte di tagli della spesa pubblica e di aumenti della pressione fiscale, che stanno provocando recessioni sempre più gravi e che rendono più arduo quel recupero di competitività necessario per rilanciare la crescita. L’aiuto della BCE è inoltre limitato ai Paesi che hanno chiesto aiuto. Quindi per il momento non tocca, se non indirettamente, Spagna ed Italia. I Governi di Madrid e di Roma dovrebbero subire l’onta di chiedere aiuto a Bruxelles per beneficiare del sostegno della BCE. Questo aiuto è però connesso con l’introduzione di condizioni economiche più severe che questi Paesi non sembrano in grado di rispettare. Dunque, una prima conclusione è che questa mossa non è destinata a contrastare la recessione che oramai sta toccando l’intera Eurolandia, come hanno confermato le previsioni diffuse dalla stessa BCE, e a stimolare una crescita che sembra indispensabile anche per allentare le tensioni sociali che si stanno accumulando in molti Paesi mediterranei.
Una seconda conclusione appare d’obbligo: la rete di interventi predisposta dalla BCE non elimina il rischio di spaccatura dell’euro e non conferisce all’Unione monetaria quel carattere di irreversibilità tanto enfatizzato da Mario Draghi. Infatti restano aperte numerose questioni. In primo luogo, se i Paesi in difficoltà ritroveranno la strada della crescita. In secondo luogo, se Eurolandia è un’area economica ideale, dove possono convivere economie con strutture e gradi di competitività molto diversi. In terzo luogo, rimane ancora senza risposta l’interrogativo fondamentale che riguarda la disponibilità della Germania e degli altri Paesi virtuosi di trasferire una parte consistente dei loro risparmi e del loro potere d’acquisto ai Paesi deboli. Questa è la condizione essenziale per salvare l’euro. In Germania la battaglia politica è in corso: Angela Merkel ha plaudito alla mossa della BCE, ma la Banca centrale tedesca si è opposta. La settimana prossima la Corte costituzionale tedesca si pronuncerà sul nuovo Fondo salva-Stati europeo. In conclusione, si può affermare che le mosse di Mario Draghi non fugano i timori sul futuro dell’euro.

8.09.2012 - 06:06
Alfonso Tuor
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