

di OSVALDO MIGOTTO - Lo scorso aprile Mosca aveva revocato il regime antiterrorismo vigente in Cecenia, quasi a sottolineare la normalizzazione della situazione in questa Repubblica ribelle. Ma dopo pochi giorni è stata costretta a reintrodurlo in alcuni distretti.
Nel Caucaso si muore ancora e dall’inizio dell’anno sono sparite decine di persone. A cadere, oggi come negli anni passati, non sono solo militari o miliziani, ma anche civili innocenti e chi, a proprio rischio e pericolo, si batte per la difesa dei diritti umani. Diritti umani calpestati a più riprese da tutte le forze in campo: quelle governative e quelle dei gruppi insurrezionali. Negli anni Novanta, di fronte al rischio di un progressivo sfaldamento della Federazione russa, l’allora presidente Putin aveva affrontato col pugno di ferro la ribellione in Cecenia, senza andare troppo per il sottile nello sradicamento dei gruppi ribelli. Alla fine del 2005 poi, al momento del ritiro delle truppe russe dalla Cecenia, il Cremlino insediò a capo della ex Repubblica ribelle il potente signore locale Ramzan Kadyrov. Mosca chiuse un occhio e forse anche due, di fronte ai metodi sbrigativi usati dal nuovo leader ceceno per sbarazzarsi degli insorti e di chi si riteneva potesse appoggiarli.
Del resto che Putin durante la sua presidenza non avesse mai messo la difesa dei diritti umani tra le sue priorità lo si era capito in più di un’occasione. Quando nel 2006 venne assassinata a Mosca la giornalista Politkovskaia, l’allora presidente russo aveva liquidato la vicenda come una questione non rilevante. Ora che alla guida del Paese vi è Medvedev, le cose potrebbero lentamente migliorare sul fronte della tutela dei diritti umani. Il condizionale è d’obbligo, perchè Natalya Estemirova non è la prima attivista ad essere assassinata quest’anno. In gennaio Stanislav Markelov, avvocato che difendeva diverse famiglie cecene, era stato assassinato in pieno centro di Mosca. Il Cremlino naturalmente non può essere direttamente chiamato in causa per queste violenze.
Delude però l’insabbiamento del processo per l’assassinio della giornalista Anna Politkovskaia. Ora il presidente russo Medvedev, di fronte a un nuovo omicidio eccellente, si è detto indignato e ha promesso che si indagherà affinché i responsabili siano puniti. Ha pure riconosciuto che l’omicidio della Estemirova è chiaramente legato alla sua attività di difensore dei diritti umani. C’è però da chiedersi se questa maggiore sensibilità mostrata dal nuovo leader del Cremlino sarà seguita anche da un cambiamento di rotta di Mosca nella tutela dei diritti fondamentali, o se sia solo una reazione di facciata di fronte allo scalpore che il nuovo grave fatto di sangue ha suscitato nella comunità internazionale.
Il silenzio di Putin sulla vicenda, che nelle sue vesti di premier opera in stretta collaborazione con Medvedev, non è un segnale incoraggiante. E non lo è neppure il fatto che le indagini sull’omicidio Estemirova saranno affidate ad Aleksandr Bastrikin, il controverso capo del comitato investigativo legato a Putin, chiacchierato per l'insuccesso nel caso Politkovskaia. Si dice, negli ambienti dell'opposizione russa, ma anche tra alcuni esperti occidentali, che Medvedev stia lentamente cercando di smarcarsi dal controllo del clan Putin, imponendo in alcuni ambiti della gestione del potere il suo punto di vista. Un’affermazione, quest’ultima, che fa andare su tutte le furie i russi filogovernativi, secondo i quali Putin e Medvedev lavorano in perfetta armonia per il bene della Russia. Sicuramente premier e presidente stanno facendo del loro meglio per ridare al Paese quel ruolo di grande potenza mondiale che aveva ai tempi dell’ex Unione Sovietica. Su questa strada le sfide da superare sono però tante, si va dal rilancio economico alla riorganizzazione dell’esercito, senza perdere di vista la convivenza pacifica tra le varie etnie che compongono la Federazione russa. Natalya Estemirova e chi come lei ha dato la vita per difendere i diritti umani, aiutando persone discriminate e denunciando gli abusi di un certo potere costituito, merita tutto il rispetto di chi crede in una nuova Russia, che al terrore dell’epoca staliniana preferisce la legalità e una vera democrazia.
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