

di ALFONSO TUOR - Giulio Tremonti passa di nuovo all’attacco. Il ministro italiano dell’Economia, chiaramente insoddisfatto dell’esito dello scudo fiscale, che è stato prorogato fino al prossimo 30 aprile sebbene con un’aliquota più elevata, punta ora a piegare le resistenze dei Paesi europei che ora hanno il segreto bancario. Il grimaldello è la denuncia del trattato sulla tassazione del risparmio, sottoscritto anche dalla Svizzera, poiché il suo «spirito» sarebbe stato ampiamente violato da Svizzera, Austria e Lussemburgo. Quest’iniziativa era stata già preannunciata da Giulio Tremonti, ma ieri il ministro italiano dell’Economia ha compiuto il primo passo concreto: ha chiesto l’apertura di un’inchiesta europea sul funzionamento del trattato, che ha introdotto anche nel nostro Paese un’euroritenuta sui redditi da interesse dei non residenti. La richiesta di Roma è ultimativa. Infatti, se Bruxelles non condurrà questa inchiesta, il Governo italiano porrà il veto su tutte le questioni fiscali in discussione all’interno dell’Unione europea. Giulio Tremonti sa benissimo che i proventi dell’euroritenuta sono stati modesti e quindi desidera che un’inchiesta della Commissione europea documenti ufficialmente che il trattato sulla tassazione del risparmio è stato ampiamente eluso dai Paesi che hanno introdotto l’euroritenuta, ottenendo in cambio la possibilità di preservare il segreto bancario. L’elusione – in base al «teorema» di Tremonti – non è dovuta al trattato stesso, che su richiesta della Gran Bretagna esentava le persone giuridiche, ma ad una chiara trasgressione del suo «spirito» da parte di Svizzera, Austria e Lussemburgo che hanno incorporato i capitali stranieri in società panamensi e altre società offshore per eludere l’euroritenuta.
In questo modo Giulio Tremonti vuole a breve termine aumentare la pressione sulla Svizzera e sugli altri Paesi, per rimpolpare il bottino, invero finora modesto, dello scudo fiscale e a lungo termine giungere alla denuncia del trattato sulla tassazione del risparmio, poiché sarebbe stato violato dai Paesi che ne hanno beneficiato. Raggiunti questi primi obiettivi Giulio Tremonti vuole chiaramente rilanciare a livello europeo la proposta dello scambio automatico di informazioni in materia fiscale. Di questa strategia fa ovviamente parte integrante anche la non volontà italiana di rinegoziare il trattato con la Svizzera sulla doppia imposizione fiscale, che dovrebbe tener conto del fatto che il nostro Paese ha fatto proprio l’articolo 26 dell’OCSE, che prevede l’assistenza anche in caso di evasione fiscale a condizione che la richiesta sia basata su fondati sospetti.
La battaglia sul segreto bancario non si era conclusa con l’accettazione da parte svizzera di questo articolo. Era chiaro che l’Unione europea avrebbe riproposto la formula dello scambio automatico di informazioni in materia fiscale. Per questi motivi l’Associazione svizzera dei banchieri ha lanciato l’idea del cosiddetto sistema Rubik, attraverso cui il segreto bancario rimarrebbe come salvaguardia della privacy, poiché in cambio le banche svizzere preleverebbero le imposte sui redditi conseguiti in Svizzera dai capitali dei residenti nei Paesi europei; il gettito verrebbe poi riversato ai rispettivi Stati dell’Unione europea. La diplomazia elvetica e anche le banche svizzere da alcune settimane hanno cominciato a sondare la disponibilità ad accettare questa soluzione da parte dei principali Governi europei. Considerando questi dati di fatto, l’iniziativa di ieri di Giulio Tremonti fa sorgere il sospetto che lo scopo ultimo del Governo italiano sia proprio affossare questa idea avanzata dall’Associazione svizzera dei banchieri prima che essa raccolga consensi in importanti capitali europee. Tutto ciò spinge a ritenere che la pressione sul segreto bancario tornerà a crescere nelle prossime settimane e che il percorso della proposta dei banchieri svizzeri, tesa a salvare il segreto bancario, sarà molto più accidentato di quanto ci si sarebbe potuti aspettare.
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