
di FABIO PONTIGGIA - Il Partito liberale radicale ha perso la capacità del civile confronto interno tra persone che hanno idee diverse? Molti lo pensano. Molti fatti, recenti e meno recenti, sembrano confermarlo. Ultimo in ordine di tempo la bagarre scatenata dalla presentazione dell’associazione Incontro democratico, che vede uniti alti esponenti dell’area radicale del PLRT e i vertici del Partito socialista. Per il nuovo presidente Walter Gianora è una brutta gatta da pelare, ma è anche un ottimo banco di prova per la sua leadership.
Dal punto di vista tattico, va detto che l’iniziativa dei radicali è un grossolano errore, a meno che l’intenzione dei promotori di Incontro democratico sia quella di uscire dal PLRT (cosa di cui è più che lecito dubitare). Per quale ragione? Con il cambio della guardia fra Giovanni Merlini e Walter Gianora alla presidenza, la protesta interna condotta da Idealiberale – che raggruppa una parte degli esponenti della destra del partito e che aveva irritato i radicali – ha perso slancio, motivazioni e visibilità. È insomma rientrata. Del resto, Idealiberale era nata come movimento non di rottura, ma, al contrario, per scongiurare una fuga di esponenti e militanti dell’area liberale verso altri partiti o in nuove formazioni. La garanzia in questo senso era ed è data dalla presenza del sindaco di Lugano nel gruppo.
Il fatto che, pur definendosi associazione meramente culturale, Incontro democratico veda uniti esponenti radicali di primo piano con i vertici del Partito socialista, ha riossigenato e rilanciato Idealiberale. La quale, sempre dal profilo tattico, ha però pure essa commesso un errore grossolano: quello di ipotizzare, quasi per ripicca, un approccio al PPD, alla Lega e all’UDC visto che Scacchi, Ducry, Marty e compagni di strada già si sono incontrati con il PS. Così facendo, Idealiberale ha cancellato la differenza sostanziale che la distingueva da Incontro democratico in rapporto alla collocazione all’interno del PLRT.
In questa specie di Kindergarten della politica, ha buon gioco chi, come il presidente Gianora e, per certi versi, il consigliere di Stato Gendotti, tira le orecchie ai discoli che non fanno altro che litigare, scambiandosi frecciate e accuse dietro le quali è molto difficile intravedere sostanza politica e davanti alle quali è invece molto visibile quell’incapacità – di cui si è detto sopra – di dibattere civilmente e apertamente tra persone con idee diverse.
Questo è uno dei problemi più seri con cui il PLRT si trova non da oggi confrontato. Se il partitone non lo risolve, non ha un grande futuro davanti a sé. Le beghe interne non interessano più di tanto ai cittadini, perché sono solo un surrogato del confronto di idee. È invece il vuoto di queste ultime a preoccupare chi crede ancora che la politica sia l’arte di governare la cosa pubblica nell’interesse della comunità.
C’è stato, in Ticino, un imbarbarimento del clima politico tale da rendere impossibile il confronto sulle idee, sui problemi e sulle proposte per affrontarli e risolverli? Il termine è forte, ma è indubbio che rifletta un’evoluzione effettiva. Di chi la responsabilità? Generalmente si punta l’indice contro il leghismo. I metodi del «Mattino» e di Bignasca sono spesso e volentieri poco civili. Ma questo non giustifica ancora che l’imbarbarimento emigri e contagi altre formazioni. All’inciviltà e alla barbarie – vera o presunta che sia – non si replica con dosi supplementari di inciviltà e di barbarie. Né tantomeno con le filippiche ispirate alla logica della doppia morale o della morale selettiva. Le catilinarie alla Di Pietro, che vogliono mettere a tacere gli avversari senza entrare nel merito delle loro tesi, non sono idee: sono la negazione delle idee.
Il metodo liberale è altra cosa. L’imbarbarimento del clima politico non può essere preso come alibi per non applicarlo con coerenza. Al contrario, se vi sono concorrenti o avversari politici che utilizzano metodi poco civili e illiberali, spetta proprio a chi si fa interprete del liberalismo contrastarli valorizzando il metodo liberale. Troppo spesso, invece, nell’ultimo ventennio l’attacco alla persona per delegittimarne le idee ha fatto breccia anche all’interno del PLRT. A seconda dei bersagli presi di mira dal leghismo, in casa liberale radicale si è condannato o ammiccato o tollerato o addirittura foraggiato il metodo leghista: la scelta è stata fatta dipendere non dal metodo in sé, ma dalla simpatia o antipatia verso la persona contro cui tale metodo era applicato. La nuova rissa dimostra ora quanto lontani siano liberali e radicali dal risolvere questo nodo. È giusto dire: basta con i litigi, i militanti sono studi. Ma non è sufficiente: bisogna dimostrare che certi metodi illiberali non sono paganti. Questa dimostrazione è di là da venire.
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