
di FABIO PONTIGGIA - La creazione dell’associazione Incontro democratico genera problemi non solo in casa liberale radicale, ma anche in casa socialista. Con questa operazione, Manuele Bertoli ha probabilmente compiuto il più pesante tra i non molti errori della sua presidenza. Sembra strano che un politico intelligente e preparato come lui non abbia valutato bene tutte le implicazioni di un coinvolgimento suo personale e dell’intero vertice del PS in un’associazione o movimento fondato con esponenti molto in vista – ed istituzionalmente impegnativi – del partito di maggioranza relativa. L’ex presidente socialista Anna Biscossa è stata al riguardo molto esplicita e di sicuro convincente per tanti compagni rimasti sorpresi dalla mossa di Bertoli.
Vi sono alcuni fattori molto delicati per il presidente e il vertice del PS nelle attuali contingenze: a) l’approssimarsi delle elezioni; b) i favori, apparentemente in crescita, dei Verdi di Sergio Savoia; c) la regola che impedisce le congiunzioni di liste elettorali; d) l’insoddisfazione sempre più diffusa alla sinistra del PS; e) una certa attesa di rinnovamento all’interno del PS.
La situazione economica, con i problemi che causa a molte persone e con i sentimenti di insicurezza che contribuisce a diffondere, dovrebbe essere un contesto portatore di creatività propositiva e quindi di successi per un partito socialista moderno – cioè non dogmatico – e al tempo stesso saldamente ancorato ai suoi valori di riferimento (uguaglianza, solidarietà, primato del pubblico sul privato). Che Bertoli non percepisca il cambiamento di vento e di clima politico generale, oggi assai più favorevole a questo orientamento di idee, meraviglia (deve proprio essere un liberista, come chi scrive, a ribadirlo?). Possibile che con tutte le teste pensanti di cui dispone l’area socialista, il PS non sappia proporre ad esempio un Libro bianco per un Ticino moderno nella solidarietà, o per un Ticino della competitività solidale, che indichi una via percorribile capace di rimettere assieme i cocci dopo gli sconquassi causati dalla finanza internazionale? A occhio e croce, c’è una fetta molto grande di cittadini (lavoratori dipendenti e indipendenti, ma anche piccoli e medi imprenditori), non solo di tendenza socialista, che nutrono forti aspettative in questa direzione.
Limitarsi a lanciare referendum contro sgravi fiscali che quasi più nessuno propone, minacciare ricorsi contro l’amnistia cantonale o immaginare un Ticino fatto di cinque Comuni, sono passi che non sembrano configurare una risposta socialista forte ai problemi con cui oggi il Paese è confrontato. Anche senza frequentare la base socialista, si capisce che non sono questi i sogni e le aspettative del popolo della sinistra.
Sbagliare strategia e tattiche in queste contingenze così propizie, a poco più di un anno dalle elezioni cantonali, è ritenuto, comprensibilmente, imperdonabile da non pochi esponenti di punta del partito. Tanto più che la concorrenza per il PS è agguerrita. In primis quella dei Verdi, che hanno già sciolto tutti i dubbi sulla lista governativa. Una lista che sembra avere le carte in regola per ottenere soddisfazioni non marginali nell’aprile dell’anno venturo. E le esperienze di altri Cantoni e di altri Paesi dicono che se i Verdi crescono, lo fanno soprattutto a scapito dei socialisti.
Ma il PS deve guardarsi anche dalle insidie che vengono dalla sua sinistra: i comunisti (e gli scontenti interni dell’ala meno socialdemocratica). Quest’area variegata dimostra maggiore creatività: si pensi all’idea di uno «scudo sociale» lanciata dal segretario politico del Partito comunista ticinese quale risposta all’amnistia fiscale: assai più accattivante e coinvolgente del minacciato ricorso socialista al Tribunale federale.
Con tutte queste forze insoddisfatte della sua linea politica, il PS dovrà competere alle prossime elezioni, non potendo allearsi con esse visto che in Ticino non è più possibile la congiunzione delle liste. Incontrarsi con una parte di radicali scontenti del PLRT, e sconfessati ora da quasi tutto l’establishment liberale e radicale, è la risposta più efficace? Vi sono forti dubbi. La base socialista intuisce che l’errore di Bertoli può costare molto in termini elettorali. Questo potrebbe riaprire il confronto interno sul rinnovamento, il che non sarebbe il massimo per un partito di governo quando mancano tredici mesi alle elezioni. Anche se quasi certamente non si arriverà ad un avvicendamento, la solidità della presidenza e la sua autorevolezza ne soffrirebbero.
Si aggiunga che ciò avviene mentre il PS è impegnato nella ricerca di un degno successore di Patrizia Pesenti per il seggio in Consiglio di Stato. L’attuale direttrice del DSS è una macchina elettorale: non è facile inventare un personaggio che abbia la stessa attrattiva, sia verso il centro, sia verso sinistra. Diventa ancor più difficile farlo con una presidenza indebolita.
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