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Commenti CdT | Editoriale - 26 ago 2010 05:00

La bilancia e la nostalgia del boia

di GIANCARLO DILLENA - Ha avuto vita brevissima l’iniziativa «Pena di morte in caso di assassinio in concorso con abusi sessuali». Dopo aver ricevuto il nulla osta della Cancelleria federale per la raccolta delle firme è stata subito ritirata dai suoi promotori, che ieri hanno dichiarato di aver soprattutto voluto sensibilizzare la popolazione sulle disfunzioni del sistema in questa grave e delicata materia (cfr. articolo a pagina 4 sul CdT).
Essenzialmente una provocazione, dunque. Che ha comprensibilmente scioccato più d’uno. Ma che ha anche avuto il merito di portare alla luce un disagio nei confronti della giustizia che non va sottovalutato. E che non riguarda solo il campo dei crimini sessuali più sanguinosi. Questa è semmai la punta dell’iceberg di un sentimento più diffuso e profondo, che investe l’insieme degli equilibri su cui si regge la giustizia penale.
In effetti fasce importanti dell’opinione pubblica hanno l’impressione che negli ultimi decenni il piatto della bilancia su cui stanno accusati e condannati abbia pesato sempre di più, rispetto a quello delle vittime e in generale degli onesti cittadini minacciati da delinquenti e criminali. In altre parole che il crescente garantismo che pervade il diritto penale abbia finito coll’andare a beneficio soprattutto di chi delinque. Nel nome delle migliori intenzioni – a cominciare dal fine ideale del recupero – ma con effetti sovente perversi nei fatti.
Rivedere a piede libero, dopo una carcerazione relativamente breve, autori di selvagge aggressioni o di altri abusi brutali, lascia perplessi, costernati e indignati molti cittadini, che non comprendono quella che considerano una ingiustificata quanto pericolosa «indulgenza». A maggior ragione – e questo è l’altro motivo di fondo del disagio – a fronte della sempre maggiore severità con cui sono represse e punite infrazioni oggettivamente assai minori, a cominciare da quelle relative alla circolazione stradale. Anche qui la percezione è quella di una bilancia viepiù «sbilanciata», sulla quale ciò che pesa davvero pesa sempre di meno e ciò che pesa meno pesa sempre di più.
Le tesi in favore del recupero, le esigenze di armonizzazione internazionale del diritto, le argomentazioni a sostegno dell’effetto preventivo di una certa repressione sulle strade non riescono a fugare questa impressione. Anzi rafforzano l’impressione che l’effetto deterrente della sanzione sia invocato sopratttutto là ove è facile farne uso – cioè nei confronti dei cittadini onesti che «sgarrano» sulle piccole cose – mentre passi decisamente in seconda linea quando si tratta di reati davvero gravi.
L’iniziativa appena ritirata è anche il prodotto di queste impressioni e di questi sentimenti. È, in questo senso, un segnale sul quale occorre riflettere attentamente. Perché la percezione che i cittadini hanno dell’equità della giustizia conta. E molto. Se l’eccesso di garantismo e di indulgenza da un lato e la severità sulle infrazioni minori dall’altro finiscono col dare l’immagine di un equilibrio distorto, col tempo è la fiducia nella giustizia stessa a venirne erosa. Lasciando il posto a un misto di frustrazione e risentimento che può partorire inquietanti sviluppi. Fino alla sinistra nostalgia del boia.

26.08.2010 - 05:00
Giancarlo Dillena
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