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Commenti CdT | Editoriale - 1 set 2010 05:01

Ne vedremo di tutti i colori

di GIANCARLO DILLENA - Da oggi il «Corriere del Ticino» sarà stampato tutto a colori. Una novità resa possibile dalla nuova rotativa del Centro Stampa Ticino, come è denominata ora la società che gestisce il nostro potenziato impianto di produzione di Muzzano. Il cambiamento migliora il giornale e ne accresce notevolmente le potenzialità, sia nei confronti dei lettori, sia degli inserzionisti. A questi ultimi darà infatti margini di scelta assai più ampi per i loro annunci pubblicitari. Ai lettori offrirà un giornale i cui contenuti saranno veicolati da una grafica più vivace, elegante e al passo con i tempi.
A curare il restyling, nel segno del rinnovamento ma anche della continuità, il designer editoriale milanese Alberto Valeri, che già ci aveva accompagnato, con professionalità e rigore, negli interventi degli anni Novanta e del 2005. Impatto più accattivante, nuovo equilibrio fra testo e immagini, valorizzazione di queste ultime, migliore leggibilità di titoli e testi sono le principali caratteristiche di questo rinnovamento. Che nel contempo si preoccupa di salvaguardare quei capisaldi dell’impostazione precedente nei quali sono abituati a riconoscersi i nostri lettori.
Queste novità – e altre che seguiranno presto – vogliono essere un segnale forte e chiaro della nostra convinta fiducia nel prodotto-giornale e in particolare nella carta stampata. A dispetto delle affrettate profezie sull’imminente scomparsa dei giornali, inghiottiti dai nuovi strumenti tecnologici, un’osservazione attenta dell’evoluzione del panorama mediatico rivela che esso si sta in realtà riconfigurando non all’insegna della contrapposizione, bensì dell’integrazione e delle complementarietà dei vari mezzi. Come già è avvenuto in passato, quando l’avvento della radio non distrusse la stampa scritta e successivamente quello della Tv non fece sparire le radio. Al contrario: ogni nuovo attore apparso sulla scena mediatica ha dato ulteriore impulso agli altri. Perché ognuno ha le sue peculiarità nel porgere l’informazione e le sue specifiche modalità d’uso, che sollecitano in maniera differenziata il fruitore.
Il fatto che la radio si ascolti e permetta nel contempo di fare altro (ad esempio guidare); che la televisione possa mostrare lo svolgersi di un evento con tutta la forza dell’immagine in movimento; che il giornale favorisca la concentrazione legata alla lettura e quindi la comprensione di concetti più complessi non sono questioni di mero utilizzo. I vari media svolgono, in forza di questi aspetti, un ruolo diverso nel processo informativo anche a livello di contenuti. Per questo il mezzo più rapido dal profilo della diffusione e del «consumo» della notizia non riesce a sostituire quello più lento, che proprio per questo è il più idoneo al commento e alla riflessione.
L’uno e l’altro si collocano ai due capi di una «catena informativa» che non si va accorciando, come reputano alcuni, ma in realtà si va allungando. Perché le esigenze del pubblico, sul medio termine, si traducono e si tradurranno nella valorizzazione della specificità di ogni anello della catena. Tali esigenze sono molte e variegate e nessun mezzo, per quanto brillante nelle sue performance, riesce da solo a soddisfarle completamente.
Gli sviluppi più recenti sono, da questo punto di vista, assai significativi. La miglior risposta a chi concepisce lo sviluppo tecnologico come una specie di tornado che spazza via tutto ciò che c’era prima, è venuta, puntuale, dal successo delle piattaforme più avanzate come iPad, concepite espressamente proprio per – ma guarda un po’ – leggere il giornale. In un modo che più tradizionale non si può: sfogliandolo. Che lo si faccia con la carta o, virtualmente, su una tavoletta elettronica, a questo punto diventa secondario. Quel che conta è che il giornale continua ad essere un punto di riferimento essenziale e inaggirabile dell’informazione.
Ma la nostra convinzione va oltre. Accanto a questi supporti tecnologici – e agli altri che indubbiamente si aggiungeranno nel prossimo futuro – anche la carta resisterà più a lungo di quanto si potrebbe essere indotti a credere. Perché ha una sua stabilità, flessibilità, solidità, leggerezza, fruibilità all’occhio e – diciamolo pure – soffice matericità che per molti rimangono componenti inseparabili e irrinunciabili del proprio rapporto con l’informazione e la conoscenza. Anche la carta, naturalmente, dovrà trovare una nuova collocazione nella catena informativa di cui si diceva prima. Ma della peculiare sostanza di cui sono fatti i giornali – in tutti i sensi – saremo qui a parlare ancora a lungo.

1.09.2010 - 05:01
Giancarlo Dillena
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