

di LINO TERLIZZI - Se si rimane ancorati all’analisi dei dati, occorre dire che la caduta dell’euro di questi mesi non è, sin qui, una vera e piena crisi della moneta unica europea. Lasciando per un attimo da parte la discesa verticale dell’euro rispetto al franco svizzero, che si presta ad trattazione separata perché la valuta elvetica è forte di suo in rapporto a molte monete, e puntando invece direttamente al confronto euro-dollaro, ebbene si può vedere che il quadro è più articolato di quanto sia stato sinora descritto. E che in questo quadro vi è per ora un vincitore principale, la Germania.
Vediamo più da vicino. L’euro ha iniziato circa dieci anni fa il suo viaggio, con un rapporto pari a 1,16 dollari. Nel corso del cammino, ha conosciuto un minimo di 0,82 con il biglietto verde Usa. Si è poi ripreso ed è gradualmente risalito, sino a raggiungere e superare 1,60 dollari. È poi in parte ridisceso, ma alla vigilia della crisi greca di quest’anno restava a livelli alti. Con la bufera di Atene e con i dubbi sui conti pubblici anche di altri Paesi del Sud Europa, l’euro ha iniziato una caduta che lo ha portato sino agli attuali 1,27 dollari. Ciò che ha impressionato è stata la velocità della caduta, fattore questo certamente negativo, ma se si guarda il rapporto di cambio di questi giorni si possono vedere due cose: siamo ancora al di sopra del rapporto iniziale con il dollaro e nel contempo l’export dell’area euro verso l’ampia area del dollaro, che comprende non solo il Nord America ma anche molti Paesi emergenti, ha ora meno ostacoli. È insomma una sorta di crisi a metà. Cioè, la soluzione per molti aspetti desiderata proprio dalla locomotiva tedesca.
Può darsi che l’euro scenda ancora un po’ nella prossima fase, viste le tensioni innescate dalla crisi greca e le incertezze sulla consistenza della ripresa economica anche in Europa. Ma se l’euro non toccherà un livello molto più basso rispetto al rapporto iniziale con il dollaro, non vi sarà motivo di vero allarme per i Paesi forti dell’area euro, e per la Germania anzitutto, che continueranno ad essere avvantaggiati sul piano delle esportazioni, senza essere troppo penalizzati sul piano delle importazioni. Come cominciano a riconoscere alcuni commentatori anglosassoni, una parte dei quali in passato non certo favorevoleall’euro, i dati economici confermano che la Germania ha una ripresa più solida del previsto. Non deve sviare il calo tedesco dell’export in luglio, la tendenza di fondo sembra restare positiva per i prossimi mesi e d’altro canto le ultime previsioni del Fondo Monetario sulla crescita economica nel 2010 e nel 2011 assegnano alla Germania, ed anche alla Francia, percentuali superiori alle attese.
Ciò spiega, forse, anche il motivo dei tentennamenti di Berlino nel salvataggio della Grecia. Al rispetto politico di un’opinione pubblica tedesca da convincere, si è unito il vantaggio di una discesa dell’euro dovuta alla lunga incertezza. In questi dieci anni di moneta unica, la Germania è andata avanti, grazie certo alla capacità dell’economia tedesca di riorganizzarsi , ma anche grazie al fatto che non ha più dovuto far fronte alle svalutazioni competitive di Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, che danneggiavano il suo export. Ora Berlino continua a volere una moneta che sia in parte erede del marco e dunque forte, ma non la vuole troppo forte. E vuole evitare svalutazioni competitive dei vicini.La Germania farà di tutto per mantenere l’attuale area euro. Se non riuscirà, cercherà di far uscire i Paesi deboli, mantenendoli però legati ad una fascia di oscillazione valutaria c. L’uscita della Germania dall’euro è improbabile, sarebbe l’ultima delle ultime spiagge per Berlino.
Per quel che concerne il franco svizzero, come si diceva la sua ascesa è iniziata prima, è solo in parte collegata alla discesa dell’euro. Tanto è vero che la valuta elvetica ora non sta solo polverizzando i record sull’euro, è anche ai massimi sul dollaro. Dietro l’impennata del franco ci sono la buona ripresa dell’economia svizzera, la risalita seppure graduale della piazza finanziaria, la volontà di molti investitori di puntare su una moneta rifugio. Sinora super franco non ha danneggiato l’export elvetico, che conta sulla sua qualità. Ma è chiaro che l’ascesa non potrà continuare all’infinito senza incidere. Per ora non si vede ancora una fine del boom del franco sull’euro e sul dollaro. Bilanciare aspetti positivi e aspetti negativi di questo boom è per la Svizzera una delle sfide di questa fase.
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