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Commenti CdT | Editoriale -  28 ott 2010 05:00

Colpo d'ala della piazza svizzera

di LINO TERLIZZI - Le due firme, nel giro di pochi giorni, per l’avvio di negoziati fiscali con Gran Bretagna e Germania possono ragionevolmente rappresentare un punto di svolta.
Cio’ non significa che la strada sia spianata e che non vi saranno difficoltà nello sviluppo di queste trattative. E’ ovvio che entrando nel merito di cifre e percentuali vi saranno ancora ostacoli da superare prima delle firme definitive. La definizione concreta delle somme da versare sarà importante. Ma non può sfuggire il cambiamento di clima rispetto solo ad alcuni mesi fa. Negli ultimi due anni si sono moltiplicati gli attacchi al segreto bancario ed alla piazza finanziaria svizzera. Si sono aperti ampi fronti negli USA, con il caso UBS, ed in Europa, con il fiorire di scudi fiscali. L’assoluta necessità dei Governi di reperire risorse per far fronte agli effetti della crisi finanziaria ha irrobustito gli attacchi alla piazza elvetica.
Archiviato, seppure in modo certo non indolore, il caso UBS negli USA, ora si apre un percorso in Europa. Quello che sembrava difficile se non impossibile sino a qualche mese fa, ora è emerso. Due Paesi di rilievo come Gran Bretagna e Germania accettano in sostanza lo schema elvetico del cosiddetto Piano Rubik, che prevede la creazione di una nuova imposta liberatoria per gli investitori non residenti, in cambio del mantenimento del segreto bancario e di un miglior accesso di banche e società svizzere ai mercati europei dei servizi finanziari.
Diciamo pure che quello che ha convinto Londra e Berlino, e che forse convicerà altre capitali europee nella prossima fase, è il bisogno di danaro per le casse pubbliche. Diciamo anche che i recenti cambiamenti di Governo a Londra e Berlino hanno aiutato. Ma non si può negare, questa volta, la capacità delle banche elvetiche e del Consiglio federale di reagire, di cercare una via d’uscita in un quadro per molti aspetti difficile. Anche questa via non è indolore e si sentono già, in Ticino ed in Svizzera, preoccupazioni e riserve.
Se la critica è che i clienti tedeschi, britannici, e forse domani francesi ed italiani, dovranno versare fior di soldi per mantenere la tutela della privacy in Svizzera, ebbene bisogna dire che non si vedono molte alternative in giro e che anzi questo è un percorso che potrebbe stabilizzare la piazza elvetica. Un percorso oneroso, certo, ma ben più oneroso sarebbe dover affrontare altri anni di attacchi poderosi . D’altro canto, la vigente euroritenuta negoziata con la UE si muoveva nella stessa direzione. Solo che la Gran Bretagna l’ha voluta a suo tempo restringere, con il risultato che ora tutti, Italia compresa, se la prendono con la Svizzera, perchè l’euroritenuta fornisce pochi soldi.
La nuova imposta liberatoria sana il pregresso e costituisce una voce di incasso più robusta per i Governi europei. Il segreto bancario, pur emendato, rimane. E non è poco, visti i presupposti.
C’è un’altra obiezione, che circola soprattutto in Ticino: l’Italia di Tremonti non accetterà Rubik e quindi per la piazza ticinese ci saranno ulteriori problemi. Risulta sempre difficile prevedere la dinamica di capitoli economici e politici, ma non si vede bene come l’Italia, se davvero gli altri maggiori Paesi UE aderiranno a Rubik, potrà resistere in una sorta di splendido isolamento. L’Italia non potrà staccarsi troppo a lungo dall’asse centrale dell’Unione Europea e d’altronde la situazione dei conti pubblici italiani non è migliore, per usare un eufemismo, di quella di altri Paesi europei.
L’obiettivo della Svizzera era ed è difendere le proprie norme e la piazza finanziaria, evitando quello scambio automatico di informazioni fiscali che contrasta le prime e aggredisce la seconda. Non si è ancora sicuri del raggiungimento di questo obiettivo, ma ora si è aperto uno spiraglio consistente.
Nessuno ha regalato questo spiraglio, è il frutto soprattutto di una reazione adeguata e proporzionata delle forze dell’economia e della politica. C’è anche un motivo in più per essere soddisfatti, visto che il Piano Rubik ha mosso i primi passi nel settore bancario in Ticino, prima di essere adottato, non senza qualche incertezza iniziale, dalle banche a livello nazionale e dal Consiglio federale.
Come sempre, nessuno può dare la certezza di un esito finale completamente positivo, ma la strada imboccata è quella adeguata. Il franco svizzero è stato dato più volte per spacciato ed ora è persino troppo forte. La piazza bancaria e finanziaria elvetica è stata data più volte per finita ed invece non solo c’è, ma dimostra di esser in grado di reagire. C’è un prezzo da pagare per uscire dalla stretta, ma il prezzo sarebbe ben più alto se questa via non ci fosse.

28.10.2010 - 05:00
Lino Terlizzi
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