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Scandalo Murdoch: un uragano

 
19
luglio
2011
05:30
Gerardo Morina

di GERARDO MORINA - Due arresti (entrambi risoltisi con un rilascio su cauzione) nello spazio di due settimane: quello di Andy Coulson (ex consigliere del premier britannico David Cameron nonché ex direttore del domenicale «News of the World», nave ammiraglia del gruppo editoriale del magnate di origine australiana Rupert Murdoch, testata che il 10 luglio ha chiuso i battenti dopo 168 anni di attività) e di Rebekah Brooks, amministratrice delegata del gruppo, la News Corporation. Ma soprattutto due dimissioni eccellenti, quella del capo della polizia londinese Sir Paul Stephenson e, ieri, quella di John Yates, numero due all’interno dello stesso corpo di polizia. Ce n’è abbastanza perché gli inglesi non possano definire quanto sta accadendo una semplice «tempesta in una tazza da tè»: qui si tratta di un vero e proprio uragano che, in seguito allo scandalo delle intercettazioni telefoniche, sta scuotendo dalle fondamenta non solo l’impero editoriale di Murdoch ma anche l’establishment britannico. Perché se fino a poco tempo fa le rivelazioni dell’impiego di intercettazioni come normale prassi di lavoro per ottenere scoop giornalistici facevano rientrare lo scandalo in un caso di corruzione e di mancata etica editoriale, con le dimissioni di due importanti funzionari di polizia il caso è diventato istituzionale. Le conseguenze più immediate: il crollo di fiducia da parte dei lettori dei tabloid incriminati e, ciò che è ancora più grave, la messa in dubbio della trasparenza e dell’onestà di un onorato corpo di polizia come la Metropolitan Police (conosciuta come Scotland Yard), fondato nel 1821 dal ministro degli Interni Robert Peel e spesso evocato nella letteratura gialla dai romanzi di Sir Arthur Conan Doyle (Sherlock Holmes) e Agatha Christie. Il meccanismo che regolava gli scambi di informazioni tra Scotland Yard e i tabloid britannici di Murdoch è stato raccontato nei dettagli dall’ex giornalista del «News of the World» Paul McMullan: «Gli agenti ci chiamavano e ci dicevano per esempio da quale aeroporto sarebbe partita la principessa Diana e con chi fosse. Questo tipo di informazione valeva migliaia di sterline». E lo stesso capo della polizia Stephenson risulta essere stato ospitato con la famiglia per 20 giorni in un centro benessere dell’Hertfordshire, un omaggio costato 12 mila sterline (oltre 15 mila franchi). Murdoch, che oggi dovrà riferire davanti a una commissione parlamentare su una vicenda nella quale risulta indagato anche il figlio James, ha fatto uscire i suoi giornali con paginate dal titolo in caratteri cubitali We are sorry, ma ciononostante rimane nell’occhio del ciclone e rischia, di fronte alla denuncia di illeciti, di vedersi ridimensionare il suo impero editoriale, come è già accaduto dopo la rinuncia ad acquisire il 100% di BSkyB, il canale satellitare che ha l’esclusiva sul campionato di calcio inglese, peraltro una buona notizia per la rivale BBC. La legge parla chiaro: in Gran Bretagna piratare i telefoni cellulari è considerato un reato sulla base della stessa legge che regola le intercettazioni telefoniche e altre forme di raccolta di informazioni, il Regulation of Investigatory Powers Act 2000. E dal momento che la sede principale di News Corporation è negli Stati Uniti (dove Murdoch possiede, tra le altre cose, il «Wall Street Journal», il «New York Post» e Fox News), anche il Dipartimento di giustizia di Washington ha incominciato a interessarsi al caso e in base al Foreign Corrupt Practices Act la giustizia statunitense potrebbe procedere contro il gruppo di Murdoch per aver corrotto la polizia britannica. Occorre infine notare che da tutto questo la politica non è esente. Sotto accusa sono anche i governi britannici degli ultimi anni, laburisti e conservatori, disposti a chiudere un occhio in cambio dell’appoggio ricevuto dai giornali di Murdoch. E ora l’opposizione laburista, guidata da Ed Miliband, soffia sul caso per denunciare l’eccessiva concentrazione del potere mediatico e invocare una nuova regolamentazione che ponga fine ad una situazione da lui definita unhealthy, malsana.

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