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Commenti CdT | Editoriale -  26 gen 2012 05:00

Rotta incerta, numerosi gli scogli

di GIOVANNI GALLI - Una rotta incerta, una bussola ancora da montare e un comandante assente, in un mare agitato e pieno di scogli. È questa l’immagine che richiama il documento sulle Linee direttive e il Piano finanziario, nel quale il Governo traccia il programma di legislatura, stima l’evoluzione delle spese e dei ricavi e definisce gli obiettivi per garantire l’equilibrio contabile alla fine del quadriennio. La situazione che si para di fronte è ostica, sia per il persistente squilibrio fra entrate e uscite, sia perché il primo anno di legislatura è andato perso senza attuare misure di rientro strutturali, in grado di incidere sulla tendenza. Se le cose venissero lasciate andare limitandosi ad applicare le leggi attuali, senza nuovi compiti e misure di risanamento, nel 2015 il Cantone si ritroverebbe con un deficit cumulato di oltre 1 miliardo di franchi e un debito pubblico di quasi 2,5 miliardi, che farebbe lievitare le spese per interessi di 12 milioni nel 2015. L’autofinanziamento sarebbe sempre negativo, costringendo lo Stato ad indebitarsi ogni anno non solo per finanziare gli investimenti, ma anche per pagare una parte minima di spesa corrente. Il tutto, nonostante si preveda un aumento delle entrate correnti sull’arco del quadriennio superiore a quello delle uscite. Con i compiti nuovi, assorbiti in prevalenza dal risanamento della Cassa pensioni e non da progetti e politiche pubbliche, il divario aumenta. Di qui l’esigenza di un’operazione di rientro, tramite una serie di manovre di riequilibrio, che dovrebbero contenere i deficit negli ultimi tre anni e riportare l’autofinanziamento in territorio positivo.
La rotta comunque resta incerta, perché il Governo ha fissato non uno ma due obiettivi; uno minimo, che prevede una necessità di rientro di 208 milioni, senza manovre nell’ultimo anno di legislatura; e uno definito «ideale», che consisterebbe nell’azzerare il deficit nel 2015, al termine di una manovra cumulata di 281 milioni. Il fatto che vengano presentati due obiettivi, oltre che insolito, indica che il Governo non ha in mente una meta precisa da raggiungere. Un conto infatti è presentare opzioni politiche per poi attuare una scelta, un altro è limitarsi a formularle senza dire quale, in concreto, si vuole privilegiare. L’impressione è che il collegio non sappia, o non riesca, ad esprimere una vera linea e ad affidarla ad un comandante che se ne faccia interprete. È come se nella plancia esistessero due fronti, uno che vuole seguire la rotta meno ambiziosa ma più praticabile e un altro che invece vorrebbe andare più lontano ma sa di non avere fra lo stato maggiore il consenso sufficiente per farlo.
Questa situazione ambivalente è anche il prodotto dei nuovi equilibri politici, con tendenze opposte che si annullano e che poi si riflettono nelle scelte concrete. Diversamente da quattro anni fa, non si fa accenno ad aumenti delle imposte e questo è più che giustificato, visto che le entrate fiscali continuano a crescere senza ricorrere ad aggravi. Ma le divergenze di fondo, unite ai ridotti margini di manovra finanziari, si traducono sostanzialmente in un compromesso al ribasso. Da un lato tramite il rifiuto in blocco delle iniziative popolari e di tutte le proposte di spesa fatte in Parlamento che, sommate, comporterebbero un onere insostenibile. Dall’altro con un programma di nuovi compiti ridotto al minimo, anche a causa del risanamento della Cassa pensioni, che da solo assorbirà una quarantina di milioni.
Per raggiungere l’obiettivo minimo il Governo ha comunque bisogno di tre condizioni. Innanzitutto di un Parlamento che lo assecondi nella strategia del rigore e che, diversamente da quanto fatto col Preventivo 2012, non peggiori le cose e si assuma fino in fondo le sue responsabilità. Anche il Gran Consiglio però andrebbe messo nelle condizioni ideali per lavorare. In secondo luogo di trovare un’intesa con i Comuni sul trasferimento delle risorse, uscendo dalla situazione di muro contro muro che si era creata in autunno. E da ultimo di una bussola. L’idea di un freno legislativo ai disavanzi non è nuova. Una prima versione era stata messa in consultazione nella scorsa legislatura. Il progetto si era poi arenato perché prevedeva l’improvvido grimaldello del moltiplicatore cantonale d’imposta. Adesso viene rilanciato con parametri meno rigidi, ma non se ne conoscono i particolari. È positivo che il Governo abbia trovato un consenso su uno strumento destinato a rafforzare la disciplina finanziaria, ma questo deve ancora essere sottoposto al voto popolare e non potrà avere effetti prima del 2014. Almeno fino a quel momento bisognerà navigare ancora a vista.

26.01.2012 - 05:00
Giovanni Galli
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