

di LINO TERLIZZI - La notizia dell’acquisto di gran parte delle attività Wegelin da parte di Raiffeisen non è di certo tra quelle che passano inosservate. Su un versante c’è un gruppo radicato nelle attività tradizionali di credito, compreso il ramo ipotecario, sull’altro versante c’è l’antica banca privata sangallese, tutta centrata sul private banking. Due realtà molto diverse, la cui storia ora si intreccia in modo inedito.
Sia Raiffeisen sia Wegelin rassicurano sull’operazione e sulle prospettive, anche per quel che riguarda il mantenimento delle attività e degli organici. È comprensibile che le parti in causa siano rassicuranti e può darsi anche che questa soluzione, per come si erano messe le cose in casa Wegelin, sia migliore di altre. Ma restano aperti alcuni interrogativi su come si sia arrivati a questo e sulle sfide che si aprono con questa operazione.
Buona parte di questi interrogativi riguardano la Wegelin, una banca svizzera blasonata il cui marchio in pratica ora va a sparire. Non si capisce come sia stato possibile che una banca, non grande ma certo di rango, sia andata ad infilarsi in una vicenda come quella che la vede protagonista negli USA. È vero che la Wegelin non è l’unica accusata oltre oceano da autorità americane che in queste vicende fiscali sembrano talvolta alla ricerca anche di capri espiatori, specie tra le banche estere ed in particolare tra le banche svizzere. Ma è anche vero che il management della Wegelin aveva gli strumenti per comprendere che entrare nel capitolo degli ex clienti UBS negli USA sarebbe stato altamente pericoloso.
Qualcuno evidentemente ha sbagliato, o facendo scelte operative inopportune, oppure non innescando adeguati livelli di controllo. Sull’insieme di questi aspetti sarebbe meglio fare maggiore chiarezza. Il fatto che i soci Wegelin ora vendano le attività non USA consente a loro di reperire risorse per far fronte a qualsiasi evenienza ed a Raiffeisen naturalmente di iniziare quest’altro percorso senza la spada di Damocle del contenzioso USA. Bene, ma gli interrogativi su quanto fatto in precedenza rimagono. Interrogativi che poi si proiettano anche nel futuro, perché se qualcuno ha sbagliato, allora sarebbe meglio che non si occupasse più di questioni su cui ha dato cattiva prova. La FINMA, autorità svizzera di vigilanza, ha dato luce verde alla scissione delle attività Wegelin prevista dall’operazione. Bene, ma ciò non esaurisce il capitolo del come si sia arrivati sin qui.
La presidente della Confederazione, Eveline Widmer-Schlumpf, a Davos ha affermato che un accordo fiscale complessivo (i dossier sono molti) con gli Stati Uniti si può fare entro quest’anno. Il presidente dell’Associazione svizzera dei banchieri, Patrick Odier, è dello stesso avviso. È auspicabile che ciò avvenga, ma potrebbe esserci comunque, anche con l’accordo, un onere finanziario non indifferente da sostenere per le banche coinvolte, anche per la Wegelin. La partita non è chiusa per le attività USA di Wegelin.
Sul versante del gruppo Raiffeisen, pure ci sono interrogativi, anche se non dello stesso spessore e dello stesso carattere di quelli che riguardano la banca privata sangallese. Qui le domande sorgono sull’orientamento strategico. Raiffeisen è un gruppo ben radicato sul territorio, con una buona posizione nel retail banking, nei crediti tradizionali e nei mutui ipotecari.
Da tempo il gruppo aveva manifestato interesse per il private banking. L’inizio anni fa era stato abbastanza in sordina, con l’acquisto di una partecipazione nella zurighese Vontobel. Poi l’interesse è cresciuto e recentemente è arrivata una svolta. La collaborazione con Vontobel si è rafforzata, il gruppo Raiffeisen è stato indicato tra gli interessati all’acquisto della basilese Sarasin, poi finita in altre mani. Ora, l’acquisto delle attività non USA di Wegelin.
Raiffeisen non è il solo gruppo forte nel retail ad essersi orientato in Svizzera verso il private banking. Ci sono anche banche cantonali che hanno già investito nel la gestione di patrimoni privati o che lo vorrebbero fare. La questione dunque è da tempo sul tavolo ed i pareri sulla validità di questo orientamento sono discordi. I sostenitori ritengono utile la diversificazione, i critici richiamano il principio del far bene il proprio mestiere senza diversificazioni troppo ampie.
Bisogna dire che ora, con l’operazione di Raiffeisen sulle attività Wegelin, c’è un innalzarsi del livello della questione. Il gruppo evidentemente vuole spingere sull’acceleratore per quel che riguarda la presenza nel private banking. Occorre dunque che Raiffeisen nella prossima fase spieghi molto bene rischi e opportunità di una scelta di questo tipo.
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